Sei quello che indossi: il fascino dell’uniforme e la nostra percezione del potere

Di David Hellqvist
Artwork di Diego Soprana

Week 42
TRAINS

Mi chiedo perché le uniformi rappresentino il potere. Cosa c’è in quell’abbigliamento che riesce a donare autorità alle persone? Dipende da chi le indossa e in che contesto, le uniformi possono dare un senso di comfort e sicurezza o recare con se la furia di Dio.
Questo è il potere dell’uniforme: essere in grado di evocare le emozioni umane. Una camicia è una camicia, una giacca è sempre e comunque una giacca – combinarle tra di loro in modo coerente può però rappresentare la differenza tra la vita e la morte.
Tutti i discorsi sulle uniformi carambolano prima o poi su un punto comune: l’outfit militare; le uniformi militari hanno definito il concetto di abbigliamento autoritario ed è proprio quello che intendevo prima. Le uniformi in guerra non solo identificano gli uomini come soldati, ma ti comunicano da quale parte essi sono schierati, definiscono la bontà o la cattiveria di un milite. Poi abbiamo altri tipi di uniformi associate a corpi d’azione, come i poliziotti o i vigili del fuoco.
Di nuovo, è l’autorità che recano che le rende interessanti e, in alcuni casi, anche pericolose. A volte, per i giovani, la visita della polizia non è ben voluta – o è molto probabilmente quella dei vigili urbani che controllano i parcheggi che fa scaldare. Nina Edwards, nel suo libro ‘Dressed for War: Uniform, Civilian Clothing and Trappings 1914-1918’, disse “quello che le persone indossano conta… un vestito può metterti a tuo agio o umiliarti, può deviarti o condurti inaspettatamente in nuove esperienze.”
C’è una relazione ben documentata tra il fascino dell’uniforme e la nostra percezione del potere. Indossa un’uniforme di potere e sarai “qualcuno”, Toglitela e diventerai una nullità. Questo è il motivo per il quale i bambini amano i soldati, lo stesso motivo per il quale le donne, comunemente, trovano attraenti i vigili del fuoco.
Ma cosa possiamo dire riguardo ad altri tipi di uniformi, quelle che si vedono tutti i giorni senza accorgerci di nulla; l’autista di autobus, il macchinista, il postino o la donna della panetteria? Sono uniformi civili accettate dalla società come rappresentazione delle professioni. Molti lavori che prevedono il contatto con il cliente impone un’uniforme di qualche tipo, sia essa una polo con un logo di una catena di elettronica, sia essa per un calzolaio in grembiule di uno specifico colore.
I macchinisti e i conducenti sono spesso vestiti in nero o in blue navy, una camicia bianca a maniche corte e, a volte, in panciotto. E’ una rappresentazione di uniforme rilassata, per delineare l’appartenenza allo staff. Le persone sono eccitate quando viaggiano, soprattutto volare implica la percorrenza di una certa distanza, spesso in vacanza, spesso per altri motivi piacevoli. Le uniformi dei treni, nonostante siano non molto sofisticate, lasciano che le persone possano associare il proprio viaggio ad un’idea di comodità e di buon servizio; è compito di qualcuno prendersi cura di loro e fare in modo che esse viaggino da A a B senza problemi e in tempo. Associano un taglio di capelli impeccabile e la camicia bianca dello steward ad un’idea di lusso – ma è un concetto oramai datato dato che oramai entriamo quotidianamente in contatto con certe dinamiche e molto raramente è elegante, a causa dell’approccio scadente fornito dalle compagnie low-cost.

Anche gli abiti neri o grigi possono essere indossati come uniformi, o meglio come semi-uniformi. Fondamentalmente, tutto quello che rappresenta qualcosa o qualcuno è un uniforme. I politici vestono tutti uguali; giacca blue due bottoni, forse grigia a doppio petto, con una camicia banca e una cravatta marrone abbellita da un pattern astratto. Parliamo di uniformi, che la società ha scelto per i propri leader ed essi la indossano con orgoglio.
Ci conduce allo spinoso dilemma dell’uniforme. Il fine ultimo dell’uniforme è la mimesi… in natura, non tra le persone. E’ contro la natura umana passare inosservato, l’uomo vuole essere visto e ascoltato. I politici hanno bisogno di convincere gli elettori a votarli, hanno bisogno di carisma e personalità. Abiti grigi noiosi tendono a nascondere le loro strane personalità. La polizia ha bisogno di essere riconosciuta facilmente per poter essere approcciata subito in caso di necessità. L’uniforme assolve a questo compito ma solo contro … Queste uniformi cu comunicano “non è l’uomo o la donna che cerchi, è l’uniforme ed è quello che essa rappresenta”. Questo prova che non esiste uomo più grande dell’organizzazione e, nel lungo periodo, della società.
Prendiamo, per esempio, il concetto di tifoseria, di come si possa instaurare una relazione complessa con l’uniforme. I tifosi hanno bisogno di rendersi anonimi, quantomeno i peggiori rimasti che continuano a tirare in ballo le partite come scusa per la violenza. Vogliono evitare di essere riconosciuti facilmente. Il loro abbigliamento fa parte di una cultura, un gruppo di persone con un forte legame per l’uniforme. Le squadre sono caratterizzate dai propri colori e lo stesso accade per i fans. Ma essi sono anche esseri umani, e per questo motivo hanno la naturale esigenza di emergere, essere visti, ammirati e rispettati.
Hanno cominciato ad aggiungere nuove e inusuali parti alle loro uniformi, rendendole uniche e personali.
Dopo qualche periodo tutti hanno cominciato ad indossare queste parti di abbigliamento – giacche, tute – e dopo poco il tutto ha perso l’unicità che possedeva, diventando l’uniforme per le masse.
Ironicamente, per tornare da dove avevamo cominciato, questo è il motivo per il quale l’uniforme funziona con l’esercito: un gruppo militare è costruito su una forte mentalità; ‘siamo più forti uniti che da soli’. Nell’esercito, l’uniforme è fa parte di qualcosa di grande e di importante. Gli abiti comuni sono vestiti che indossiamo per coprirci. Quello che conta è in che modo ne diamo rappresentazione, come ci fanno sentire… uniti o unici.

Publisher ed Editorial Director di Document Studios, Fashion Features Editor di Port Magazine, Fashion Director di Avaunt Magazine e stylist freelance nonché scrittore freelance specializzato in menswear, come potete vedere David Hellqvist si tiene occupato.