Villa Necchi: una sintesi di “Architettura Vera”

Di Federica Marziale
Foto di Claudia Zalla

Week 39
MILANO

Una città di facciate, di Omenoni, di maestosi palazzi, altissime torri e architetture di pietra grigia. È vero, ma è proprio qui dentro, dietro queste pietre, alle spalle di sculture alate, voltando gli angoli, oltrepassando cancelli forgiati, spingendo pesanti portoni, curiosando con lo sguardo un pò più in là di ciò che appare, è proprio lì che si nasconde, sorprendente e incantevole, l’autentica Milano: quella città ricca di raffinatezze e magnifiche opere che, silenziosa, immobile e fiduciosa, aspetta di essere scoperta dallo spettatore.
In via Mozart al civico 14, lasciando gli eco di rumori e voci inquinanti dietro di sè, si percepisce di aver raggiunto un edificio prezioso, leggermente arretrato e protetto rispetto alla strada, il cui aspetto essenziale, tipico dell’architettura razionale di Portaluppi, interrotto dallo scorgersi di debolezze art decò e sovrapposizioni in stile settecentesco, ne dichiara il ruolo di autentico patrimonio di arte e architettura, nonchè di “Casa Museo”. 
All’esterno l’attenzione per un’architettura rigorosa, severa e neutra, mette in evidenza linee e superfici che seguono un disegno razionale, tributo alle tendenze del razionalismo italiano degli anni Trenta; all’interno una ricca adesione alla sapiente cura dell’apparato decorativo mostra, invece, un’ardita competenza artigianale dei manufatti e una ricercatezza di materiali di alta qualità. 
Ogni angolo della Villa è scandito da materiali raffinati ed eleganti, accostati con grazia e regole architettoniche precise che, delimitando i perimetri delle sale, conferiscono ad ogni spazio il proprio ruolo, e al contempo accompagnano in uno spettacolo che “si suscita percorrendolo”. 

Colpisce l’emozione della ricchezza di sequenze: pavimenti in noce e palissandro, in travertino e marmo verde, oppure rivestiti in legno, si alternano da una sala all’altra suscitando sorprese e scenari inaspettati, con l’armonia di un’architettura che vuole essere viva e non opulenta; soffitti decorati a stucco a forma di losanga, oppure con motivi naturalistici ed astrologici, e una volta a botte decorata con motivo a rete, sono elementi che fanno volare gli occhi, li fanno correre sulle loro linee con equilibrio e musicalità; pareti rivestite in pergamena o in legno, o interamente finestrate sottolineano un ricercato rapporto tra corposità e trasparenza; una meravigliosa scala con balaustra a doppia greca corre precisa al piano superiore, come una vera “stanza disarredata”, una geometria ritmata che invita ad esplorare lo spazio.
L’uso di tali materiali è misurato e silenzioso, nessun eccesso, nessuna abbondanza, ma un costante mutare dell’ambiente che vuole mettere in evidenza l’agiatezza della borghesia dell’epoca e l’idea di una Villa moderna, confortevole e pratica, sia nella struttura e nello stile, che negli impianti e nelle attrezzature.
Attraversando le ampie e luminose sale di Villa Necchi Campiglio sembra di poter sentire echeggiare le voci del glorioso passato della città di Milano, quando la borghesia si riuniva nei Salotti a dibattere e conversare di arte, politica, scrittura e cultura.  
Villa Necchi Campiglio rapisce nelle sue sale, ci fa camminare, salire, scendere, perdere negli spazi. Ci fa apprezzare la diversità, guardare ed emozionare, ci fa pensare ai nostri passi articolati e ci sorprende con viste, dettagli, scenari in un’unica sinfonia elegante, piacevole e sapiente. Villa Necchi Campiglio è “un’architettura vera”.