Extending our reach: l’intervista

Intervista di Domenico Di Maio

Week 05
TOOLS

Domenico Di Maio) Ciao Matilda, ci racconti brevemente come l’idea e lo studio e l’esibizione degli strumenti è iniziata?

Matilda McQuaid) L’idea iniziale è sorta dalla voglia di mostrare gli oggetti di design attraverso l’intera collezione della Smithsonian Institution (138 milioni di oggetti). La maggior parte degli altri musei Smithsonian non guardano alle proprie collezioni come esempi di design quindi Cara McCarty e io, da curatori dell’esibizione, volevamo evidenziare questo aspetto. In più, volevamo sottolineare, come parte della nostra riaperture, che Cooper Hewitt è parte di Smithsonian, una questione che la gente non considera dato che siamo a New York.
L’idea di design attraverso Smithsonian ovviamente ha avuto più di un focus e ciò che abbiamo scoperto visitando le varie collezioni – National Museum of Natural History, National Museum of American History, Freer-Sackler, National Museum of African Art, National Air and Space Museum, Smithsonian Institution Libraries, National Postal Museum, Smithsonian American Art Museum, Smithsonian Astrophysical Observator — fu che il tema che collegava le varie collezioni era quello dell’ “attrezzo.” Ogni museo ne aveva un esempio.

DDM) Quanto tempo hai impiegato a raccogliere il materiale necessario per la mostra?

MMcQ) Dall’inizio alla fine, circa tre anni e mezzo. Nonappena abbiamo definito il soggetto, abbiamo iniziato a pensare che tutto è strumento, quindi la nostra difficoltà è stata editare la nostra lista ad un numero ragionevole di oggetti — 175

DDM) Come si sono evoluti questi studi, dal concept all’esibizione fino ad arrivare al libro?

MMcQ) Una volta che abbiamo deciso il tema da affrontare nella maniera più convenzionale del termine, abbiamo selezionato gli oggetti seguendo i criteri che includono estetica, funzione e innovazione. Vogliamo anche rappresentare una diversità culturale e riflettere l’espansivo periodo temporale degli strumenti come parti essenziali della storia umana. Una vecchia ascia di 1.8 milioni di anni era l’attrezzo più antico e una replica di una stampante 3D attualmente nella stazione spaziale internazionale fu una degli oggetti più contemporanei. Dato che stavamo prendendo in prestito da 10 musei Smithsoinan e un centro di ricerca, abbiamo chiesto se ogni curatore responsabile di un particolare oggetto, potesse scrivere riguardo all’oggetto, ovviamente contestualizzato al tutto. Il risultato: diverse voci e prospettive sugli attrezzi che hanno percorso la storia.

DDM) Com’è cambiato l’uso e la percezione degli strumenti nel tempo?

MMcQ) gli strumenti sono cambiati a causa dei materiali e la specializzazione delle mansioni, ma l’essenza di uno strumento come prolungamento del nostro corpo non è cambiata. Se pensiamo al telescopio possiamo interpretarlo come estensione dell’occhio; una lancia come estensione del braccio; un uncino come l’estensione di un nostro dito; è facile relazionare uno strumento al corpo e capire che è ciò che ci rende umani.

DDM) La tecnologia di oggi è in costante evoluzione e spesso cerca di rivoluzionare completamente un oggetto piuttosto che limitarsi a migliorarlo. Molti strumenti sono stati costruiti per durare una vita, ma cosa ci dici degli strumenti di oggi?

MMcQ) Il Software, come strumento, continuerà a cambiare e ad offrire nuove strade per realizzare le cose, quuesto software, infine, influenzerà l’hardware o lo corazza all’interno della quale risiede. Ma sono sicura che ci saranno sempre forme iconiche che resisteranno. Il martello, gli attrezzi da scrittura, non sono cambiati molto nel tempo, sono sicura ci sarà una sorta di nostalgia per questi strumenti old-fashioned e verranno resuscitati.

DDM) Riguardo a Cooper Hewitt?

MMcQ) Cooper Hewitt ha contribuito per pochi oggetti della mostra e siamo stati bravi a presentare oggetti più contemporanei rispetto a quelli provenienti da Smithsonian.

DDM) Lo strumento cambia il mondo, o il mondo cambia lo strumento?

MMcQ) Credo funzioni in ambo i modi. Quando l’uomo del Paleolitico ha iniziato ad usare un’ascia per macellare gli animali, la sua dieta è cambiata, di conseguenza anche gli attributi fisici e il cervello. Dicendo che il mondo cambia lo strumento, si potrebbe vedere come il cacciavite goda di diverse funzioni, come aprire la latta di vernice, aprire porte e mille altre cose che distano dallo scopo originale. Le persone sono creative nel modo in cui adattano lo strumento per creare tutt’altra cosa.

DDM) Qual è il tuo strumento preferito – scelto ovviamente dalla mostra; perché?

MMcQ) Probabilmente il gut skin parka, fatto con l’intestino della Beluga da parte della comunità degli Yup’ik in Alaska. Completamente impermeabile, paravento e indistruttibile, una sorta di anticipazione del Goretex nel diciannovesimo secolo. Per la bellezza del tessuto e per il fatto che è completamente cucito a mano.

DDM) Progetti futuri?

MMcQ) Continueremo ad esplorare le collezioni degli altri istituti Smithsonian, non necessariamente seguendo lo stesso tema. E’ bellissimo esplorare nuovi modi per collegare queste collezioni e offrire nuove prospettive sul design.