Il ceppo da coltelli

Di Federica Marziale

Week 05
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Per essere considerato, dagli antropologi, il primo attrezzo progettato dall’uomo, all’alba dell’umanità, per sopravvivere, il coltello è senz’altro un oggetto di design perfetto: una lama affilata, precisa, sottile, fredda, scolpita e modellata per cacciare e difendersi.
Il coltello è un oggetto “senza alternative” in quanto ha la sua funzione e la elogia attraverso la forma e il materiale di cui si compone, né più né meno. Trinciante, santoku, seghettato, boucher, spelucchino, coltello da arrosto, coltello per disossare, mezzaluna, trinciante medio, spaccaossa: ogni coltello possiede una lama la cui forma è stata lavorata per poter eseguire una lavorazione precisa e ogni coltello descrive attraverso la sua forma elegante e silenziosa la tecnica per utilizzarlo.
Insieme questi coltelli costituiscono una famiglia di utensili affascinanti e pericolosi, taglienti e silenziosi. Riuniti nel ceppo da coltelli, ovvero un pezzo di legno simile nella sua forma a un tronco reciso e pareggiato, gli utensili riposano come in uno schema militare, sempre sull’attenti, ordinati, impeccabili, magistralmente disposti proteggendo la loro lama affinché risultino sempre pronti ad essere afferrati.

Un utensile così delicato e al tempo imprudente, richiede abilità e saggezza qualsiasi utilizzo se ne faccia, a tal punto che per molti utilizzi il coltello diventa qualcosa di strettamente personale.ì, legato spesso a rituali di utilizzo, affilatura e successiva pulizia. Nella preparazione di cibi, numerosi chef possiedono due set personali, in quanto dopo averne utilizzato uno, per lasciarlo riposare e liberarlo da ogni odore, utilizzano l’altro e viceversa.
Regole e gerarchie, ispirate forse dalla natura stessa del coltello, scandiscono ogni operazione che richiede l’utilizzo di un utensile così pregiato, affilato, capillare e aguzzo. Ogni coltello è l’imperturbabilità della sua lama, la sapienza della sua impugnatura e il temperamento di chi ne fa uso.