Il più grande coach della storia, del quale non avete mai sentito parlare

Di Andrea Tuzio

Week 40
DEFENSE

Coach Fletcher Arritt si è esibito per tutta la sua vita in un fondamentale di esistenza che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo desiderato possedere: la costanza.
Fletcher Arritt ha scelto di allenare per 42 anni la squadra di Basket della Fork Union Military Accademy, nella Virgina rurale. l’Accademy è stata fondata nel 1898 e da più di cento anni, si occupa dell’istruzione e della disciplina di migliaia di ragazzi.

contemporarystandard_fletcherarritt
Immagine © Fork Union

Il termine “allenare” non è mai stato così riduttivo come in questo caso. Il suo record è di 888 partite vinte e 280 perse. Per molte delle più influenti entità spirituali del basket americano, come Bob Knight, per citare uno che si è fatto certamente notare per qualcosa in NCAA e non solo, vincendo 902 partite in Division 1 e la medaglia d’oro con la nazionale americana alle olimpiadi di Los Angeles del 1984, è considerato un esempio da seguire. “Tutto ciò significa che se fai qualcosa per molto tempo, almeno ti conosce un sacco di gente”, parole e musica di Fletch, che, come è facile intuire, è una spanna sopra tutti per quanto riguarda l’amore per Il Gioco. La sua soddisfazione è quella di far crescere dei ragazzi, molte volte problematici, farli diventare dei giocatori, e sopratutto renderli una squadra. Il segreto: “niente stampa, niente genitori e niente telefoni”. “Fai la cosa più semplice, passa la palla e cerca sempre l’uomo libero. Fai un passo alla volta.” Per chi mastica un po’ di questo meraviglioso gioco, sembra anticipare in modo preciso il famoso: “play the right way” di Larry Brown, campione NCAA nel 1988, coach dell’anno in NBA nel 2001 quando portò i Philadelphia 76ers in finale, poi persa 4-1 contro i Lakers di Shaq e Kobe, e campione NBA con i Pistons nel 2004.
Arritt allenava e insegnava biologia, proprio come suo padre, uso il passato perché gli è stato diagnosticato “il male”, non credo sia fondamentale stare qui a specificare, sta di fatto che a 70 anni è un duro colpo, a prescindere.

Di sua moglie, Betty Jean, conosciuta nel ’64 quando andò in visita all’Università della Virgina dove Arritt studiava, si innamorò subito: lei gli chiese se fosse in grado di aprire le sue valige dato che era sprovvista di chiave e lui rispose che le avrebbe aperte sicuramente; così fece. Uscirono per due anni, poi gli fu chiesto se volesse insegnare alla Fork Union e dato che era un posto un po’ difficile da digerire per una persona sola, così almeno gli disse l’allora capo allenatore Miller, Fletch, con un romanticismo tipico di un uomo del suo stampo, disse a quella che sarebbe poi diventata sua moglie: “ho intenzione di sposarmi Betty Jean”.
Hanno avuto tre figli e tutti e 3 hanno carriere di successo in svariati ambiti, due maschi e una femmina.
Sua figlia ha sposato un certo Brooks Berry e voi vi chiederete giustamente chi diavolo sia. Berry è stato giocatore di Arritt, suo vice ed ha allenato la sua squadra quando per lui era diventato impossibile. C’è un aneddoto legato alla vicenda e lo racconta lo stesso Fletch: “eravamo sotto di 25, mancavano una manciata di secondi alla fine e Berry si è tuffato senza nessun senso su una palla vagante, ecco, lì ho pensato che ad uno così avrei fatto sposare mia figlia”, bene è andata esattamente così. Ha ricevuto centinaia di offerte dai vari “piani superiori”, ma lui ha sempre rifiutato, voleva che i ragazzi che arrivavano alla Fork Union si fidassero del prossimo, diventassero uomini, giocassero a basket e vivessero la loro vita “in the right way”. Nella brochure che vi consegnano, nel caso decideste di provare ad entrare a Fork Union, potete trovare una massima di William Makepeace Thackeray, tratta dal suo romanzo “La Fiera della vanità”: “Le persone di successo non sono nate così, hanno avuto successo prendendo l’abitudine di fare cose che le persone che non hanno successo non vogliono fare. Alle persone di successo non sempre piace fare queste cose, ma semplicemente vanno avanti e le fanno”, questo è lo spirito della Fork Union e questo è lo spirito di Fletch. Quando ha comunicato la notizia del suo “male” alla squadra, e che quindi avrebbe lasciato per via della chemio, i giocatori si sono visti crollare il mondo addosso. Quello che per loro era più di un padre, si doveva fare da parte, sconfitto per la prima volta nella sua vita. Betty Jean dice che lui non si ritirerà mai in realtà, perché lei lo vede sempre lì, al suo posto, nonostante un giorno gli disse: “fai la stessa cosa da quando hai 25 anni, ora ne hai 70 e un tumore, che ne pensi di ritirarti?” il tutto per convincerlo a lasciare. Fletch, ovviamente, le ha dato ascolto. Vivono in una casa con vista sul fiume James, intorno non c’è nulla oltre a decine di cervi ed un orso nero.
Questa è la storia di Fletcher Arritt, una storia vera.

Nato a Napoli, Andrea Tuzio vive e lavora a Milano. Speaker radiofonico e professore di lettere mancato. Ama il Basket, le sfumature, i libri, le gambe lunghe di una donna, il gin e gli hamburger.