Ascensione culturale: il Messner Mountain Museum Corones

Di Eleonora Usseglio Prinsi
Foto di Alexa Rainer

Week 49
MOUNTAINEERING

Vivere la montagna attraverso l’architettura è diventata il file rouge che collega i musei del Reinhold Messner sparsi per il Trentino, regione del Nord Italia.
Messner Mountain Museum Corones su Plan de Corones, tra Val Badia, Valdaora e la Val Pusteria, è l’ultimo tassello del mosaico del Messner per scoprire la bellezza dell’alpinismo.
I sei servizi includono la ristrutturazione di tre castelli; una fortezza abbandonata e due strutture scavate nel terreno.
L’architetto iracheno-britannico Zaha Hadid è stato incaricato di incorniciare la vista mozzafiato oltre i confini dell’Alto Adige da tutti i punti cardinali: dalle Dolomiti di Lienz ad est, all’ Ortler a ovest, dalla Marmolada a sud fino alla Alpi della Zillertal, nel nord.
“Come il narratore dell’alpinismo tradizionale, non è mia intenzione giudicare o drammatizzare, ma semplicemente condensare l’esperienza umana di un mondo che è il mio mondo, sfida vecchia di 250 anni tra l’uomo e la montagna”, ha spiegato Reinhold Messner, il più grandi alpinista di tutti i tempi, rinomato per la prima salita del Monte Everest senza ossigeno supplementare.

Tutti i Messner Mountain Museum sono strutturati per guidare il visitatore attraverso l’esperienza dell’alpinismo, con una rete composta da un museo centrale a Firmiano e cinque rami dedicati al tema individuale.
L’ultimo museo, inaugurato alla fine del mese di luglio, ha celebrato l’alpinismo tradizionale con una struttura sepolta nella roccia a oltre 2.000 metri sul livello del mare.
Come i telescopi, tre forme di cemento emergono dal terreno per godere di un panorama a 240°, che nasconde una struttura sotterranea.
Dal piano superiore una scala scende in fondo fino a tre livelli espositivi “come cascate in un torrente di montagna”.
L’obiettivo principale del museo è uno spazio espositivo centrale, uno spazio dinamico che diventa un caverna futuristica in stile Zaha Hadid.
Il materiale degli interni e delle superfici esterne presenta una stratigrafia delle Dolomiti: colori più chiari e texture frastagliata del calcare sono sostituiti dalla delicata sfumatura delle fibre di vetro rinforzato dei pannelli esterni fatti in cemento e calcestruzzo.Le più scure tinte antracite prendono forma con i pannelli interni che hanno la lucentezza e la colorazione della superficie sotterranea.

Prima della sua apertura ufficiale nel Luglio 2015, il Museo era avvolto da una copertura speciale realizzata in lana loden color blu, realizzata da Moessmer.