Robot vs body: un confine sfocato tra tecnologia e Filosofia

Di Carlo D’alesio
Artwork Diego Soprana

Week 50
ROBOTS

Ho avuto questa idea di cominciare riportando qualche definizione di “Robot” presa da illustri dizionari – bene, l’idea di robot applicata ad un’idea di un essere vivente, ad un corpo di qualche tipo.
Il fatto è che, dopo una breve ricerca, nessuna delle definizioni calza al concetto.
C’è un mondo di letteratura e di arte relativo a questo argomento e se n’è discusso tantissimo a riguardo; quindi esiste il rischio di essere noioso e ripetitivo nello scrivere questo pezzo.
La mia visione sul rapporto “Robot/Corpo” è una zona fumosa, di nessun colore specifico, un confine sfocato tra tecnologia e Filosofia. Si è offuscata per lo più a causa del tempo frenetico in cui viviamo, associato al fatto che, da semplice appassionato, la mia visione è ampia ma superficiale.
Intelligenza Artificiale, Protesi, Dispositivi Parzialmente equipaggiati, identificazione sociale, Teorie sul transumanesimo e libero Arbitrio: da dove cominciare? Come gestire questa complessità? In questo campo, dobbiamo anche sfidare il concetto stesso di complessità.
Sorite durante una delle sue farneticazioni (leggi: Paradox) afferma: un milione di granelli di sabbia è un mucchio di sabbia. Un mucchio di sabbia, meno 1 granello, è ancora un mucchio. Il problema è che la storia si conclude che 1 granello continua a rappresentare ancora un mucchio. Che cosa precisamente compone un mucchio?
I robot e le interazioni con il corpo stanno spingendo i confini della logica stessa: si legge su un’enciclopedia di filosofia Stanford del 2007 (Paradossi e logiche) che “si potrebbe pensare che lo sviluppo della logica e la teoria degli insiemi nel 20° secolo ha esorcizzato i paradossi […] non è così: i paradossi sono stati scoperti in vari sistemi logici recenti, in particolare in sistemi legati all’informatica.”
Affascinante, ma stiamo andando troppo lontano. Avvicinarci alla realtà dovrebbe essere il passo successivo.

roach

Ma, purtroppo, “Realtà” ora significa anche che si può praticare una Chirurgia Neurale – su uno scarafaggio, autonomamente. La piattaforma open di questo esperimento si chiama Roboroach e ti permette di acquistare un kit per soli 99,99 dollari e convertire un essere vivente in un robot.

Il progetto sta ovviamente scatenando polemiche, ma almeno si propone di ampliare le conoscenze di base di tali possibilità ad un vasto pubblico. La cosa più interessante è che, 20 minuti dopo aver “scollegato” lo scarafaggio, esso dimentica tutto e gestisce la propria vita autonomamente come se nulla fosse successo.
Mi piacerebbe avere un colloquio con alcuni Transumanisti, ma ancora non ne conosco uno. È uno scarafaggio modificato un Postroach? Quale sarebbe l’unica “cosa” che dovremo conservare per essere finalmente postumani? Sarà la nostra coscienza si trasformerà in merce? Forse, invece di leggere questo articolo, vorreste dare una letta al nostro futuro postumano di Francis Fukuyama: Conseguenze della rivoluzione biotecnologia” che, per vostra informazione, è uscito nel 2002 (!)
Tecnologie esponenziali negli ultimi anni hanno cambiato radicalmente le regole del gioco, e voglio dire per noi esseri umani, in primo luogo. Che vanno dal Progetto 3RDI dell’artista iracheno-americano Wafaa Bilal, alle più famose opere di Steve Mann armeggiando cyborg sin dagli anni ’80, fino all’ultimo impianto Biohackers sotto pelle alle dita magnetiche: il pianeta è oggi una capsula di Petri per l’aumento di paradigmi Robot/Corpo mai visti prima.
Ultimo ma non meno importante, questo è per quelli che hanno letto fino ad ora ma siamo rimasti delusi dall’argomento filosofeggiante.

Andate e soddisfate i vostri sogni bagnati da Terminator 1: noi l’abbiamo (lui). Dopo i robot Cheetah e Big Dog defense robot, c’era da aspettarselo. Pochi mesi fa, Boston Dynamics ha annunciato Atlas, destinato ad applicazioni di combattimento, naturalmente. Atlas prende il nome dal mitico essere che ha preso il mondo intero sulla schiena; Chi potrà abbatterlo? E nel ve lo stesse chiedendo: no, lui non è qui per Sarah Connor.

Spero che tutto questo vi aiuterà ad approfondire la questione.

D’Alesio&Santoro è uno studio di light design con sede a Milano.
Tralasciando il business, sono in fissa con la geopolitica, la tecnologia e l’evoluzione.