La RIPARTENZA come anima dello sport calcio

Di Edoardo Totaro

Week 37
RE-START

Tutto quello che so sulla moralità e sui doveri degli uomini, lo devo al calcio
– Albert Camus

Ripartenza
ri∙par∙tèn∙za/
sostantivo femminile
Nel calcio, veloce contropiede nato da un’insistita azione di pressing da parte della squadra avversaria.

La ri-partenza è il gesto che racchiude al meglio l’anima dello sport calcio.
Jean­Paul Sartre ha scritto che il gioco del calcio è una metafora della vita, per via del suo precario equilibrio tra individuo e gruppo. Tanti dopo di lui hanno provato a leggere il calcio come forma istituzionalizzata di sublimazione della violenza. Tipo un rituale collettivo che permette all’uomo di realizzarsi (o sfogarsi) attraverso la vittoria (o la sconfitta) della propria fazione. Il problema è che i tifosi tendono a fare casino anche quando vincono e quando pareggiano.
Pasolini pensava al calcio come a un linguaggio, con i suoi poeti (i brasiliani amanti del dribbling) e i suoi prosatori (gli italiani catenacciari, professionisti della ri­partenza). La metafora linguistica si può applicare a tutto. Questo gran ragionare che ha tirato in ballo individualismo, genio, socialismo e antropologia, ha ancora senso? Nel senso, non è un retaggio di quella moda interpretativista per cui bisogna appesantire qualsiasi cosa con ingombranti dietrologie letterarie? Uno dei vantaggi dell’Internet è che le interpretazioni sono così tante e così a caso che si eliminano a vicenda. Troppe voci = zero voci. Cosa c’entrano il calcio e la filosofia? Niente niente niente niente (eco). Ri-partiamo.

È passato il discorso sulla fine dell’epopea degli eroi, delle bandiere senza macchia, dei giocatori romanticissimi. Che poi ci sono stati davvero? Non lo so, io sono cresciuto negli anni ‘90, c’era già Gascoigne e gli volevo bene. Evviva i giocatori che parcheggiano la Lamborghini in doppia fila dopo averla guidata senza patente, in stato di ebbrezza. Almeno non picchiano la moglie. O magari si, non lo so. Ma secondo me no, o comunque lo fanno con uno spirito diverso rispetto a quello di un qualsiasi capitano del Toro negli anni ‘60.
Nel calcio post­moderno è arrivato il nichilismo come un gambero gigantesco, un gamberone. Il neoliberismo sfrenato. Sport che però è anche rito che però muove tantissimi soldissimi. Sono arrivati gli sceicchi e i film porno, i nazisti e le soubrette. Ma il calcio, a dire il vero, è sempre stato anche tutto questo. È sempre piaciuto proprio perciò. Al massimo erano un po’ diverse le persone, di sicuro non le idee. O forse è vero il contrario. È solo una ri­partenza.
Il tòpos della passione cammina a braccetto con quello della deriva, perché il sentimento sportivo è diventato storicamente un luogo povero di pensiero, come la Grecia. E pensare che i greci, poveri. Che poi alla fine non è neanche vero, i filosofi non correvano. Scrivevano sul correre. Oggi scrivono sul Corriere.
L’unica cosa che conta nel calcio è il vestito, perché è l’unica cosa che ti fa capire a chi passare la palla in mezzo al caos accelerato della ri-partenza. Come nella vita, alla fine. Potevo dirlo direttamente.

Edoardo Totaro è il Capo dei contenuti di marte.com, quel sito sul calcio nuovo che dovresti seguire più spesso.