RE-INTRODUCING il Ritz di Parigi

Di Domenico Di Maio

Week 37
RE-START

Situato a pochi passi dagli Champs-Élysées, l’Hotel Ritz è celeberrima meta di ricchi viaggiatori e curiosi, non solo per la valenza storica, architettonica ed estetica del posto, ma anche per tutti i fatti di cronaca che lo hanno reso incredibilmente famoso: la Suite Impériale, la stanza più raffinata di tutte, resa monumento nazionale francese, fu l’ultima meta visitata da Dodi Al-Fayed e dalla sua compagna Diana Spencer, prima della tragica scomparsa nel tunnel del Pont de L’Alma, il 31 agosto del 1997; si narra che Coco Chanel spirò nel 1971 nella sua suite, pronunciando le sue ultime parole, in punto di morte, all’indirizzo della cameriera: “Vedi, così si muore!” e che l’attrice Dorothy Gibson, una delle prime attrici a recitare in film muti, fu colta da un fatale attacco cardiaco mentre alloggiava all’interno della propria camera.

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Illustrazione © Ritz Paris

Allontanandosi dai pochi ma rilevanti momenti bui, The Ritz è il nome che più facilmente riaffiora alla mente per tutta un’altra serie di motivi. Gode di una fama leggendaria: dal 1898 questo albergo è l’emblema del lusso e dell’eleganza e scelta prediletta di numerosi ospiti d’onore. Da Marcel Proust a Ingrid Bergman sino a Coco Chanel, Audrey Hepburn e Maria Callas: i nomi più influenti operanti in ogni campo artistico hanno avuto il piacere di riposarsi all’interno delle magnifiche stanze, rendendolo, negli anni, un punto di riferimento e rifugio per gli amanti del buon gusto e della vita agiata.
E’ un monumento dei nostri tempi e uno di quegli edifici sopravvissuti alle imprese più difficili. Durante la Seconda Guerra Mondiale, lo stesso Hemingway – che prima di diventare celebre scrittore poteva permettersi soltanto un drink alla settimana presso l’adorato bar del Ritz – radunò un gruppo di senza bandiera, soprannominati “Irregulars” e liberò l’albergo dall’assedio nazista prima di chiunque altro. Non è un caso che oggi lo si conosce come Hemingway Bar, l’attribuzione del nome è la ricompensa di una dimostrazione di amore che tutt’oggi non passa inosservata.
Costruita durante il regno di Luigi XIV, esternamente disegnato dall’architetto reale Mansart, la struttura rientra tra i capolavori dell’architettura classica. E’ il cuore del lusso parigino e affinché la storia continui, e non soffra l’asfissiante competizione, The Ritz si rinnova, chiude e per la seconda volta, dall’apertura dell’attività nel 1898 e riposerà – fino alla fine dell’anno – per una piccola pausa di ristrutturazione.

L’obiettivo non è virare verso un altro stile, ma rilanciarne il fascino storico attraverso qualche ritocco adeguato per affrontare i tempi moderni.
I magnifici saloni verranno preservati, tutti gli arredi e gli oggetti più preziosi verranno accuratamente disinstallati, curati e nuovamente montati, con l’aiuto dei migliori artigiani restauratori in circolazione e sotto la supervisione dell’architetto Thierry W Despont, responsabile anche dell’integrazione delle nuove tecnologie all’interno della struttura.
Non mancherà la galleria: vetrina per il lussuoso mondo dei gioielli, culla per l’alta moda, evoluzione degli illustri scenari del passato che hanno visto l’apice del prestigio con la presentazione, da parte di Donatella Versace, della prima collezione del proprio Atelier. Insomma, la tradizione deve continuare, più forte di prima.
Non verranno trascurati i vari elegantissimi spazi di socializzazione, come il nuovo Bar Ritz: la caffetteria in tipico stile francese che affaccia sulla Rue Cambon, o, in alternativa, il celeberrimo Hemingway Bar, immutato nello stile, all’interno del quale poter degustare le creazioni del maestro e miglior bartender del mondo: Colin Peter Field, artefice delle più interessanti invenzioni alcoliche degli ultimi decenni.

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Illustrazione © Ritz Paris

Come tralasciare la cucina? Lo chef Nicolas Sale, giovane ma talentuoso e stellato, coniugherà tradizione culinaria eccellenza e sperimentazione.
C’è proprio tutto, dall’area benessere (che vanta la piscina più grande di Parigi, con i suoi 1700 metri quadrati di grandezza), alle 15 esclusive suites alle quali sono dedicati – per stile e personalità – i nomi degli ospiti più illustri: come il Duca di Windsor, F. Scott Fitzgerald e molti altri.
The Ritz riaprirà alla fine dell’anno, con le sue 71 camere e 71 suites, il solito stile regale rielaborato in una nuova veste, pensata per non sacrificarne il valore estetico. Un tocco di modernità senza intaccare i famosissimi colori pastello che hanno reso celebri in tutto il mondo gli interni dell’albergo.
La leggenda continua, avventurandosi in una nuova era.

ritzparis.com