Produces less, repair more: Atelier & Repairs

Di Enrico Grigoletti

Week 09
2ND CHANCE

Ricordo chiaramente di aver “conosciuto” Maurizio sei anni fa sulla copertina di Inventory (R.I.P. 2010 – 2016) e di essermi chiesto chi diamine fosse quell’italiano sulla cover di uno dei miei magazine preferiti. Più avanti le nostre strade si sarebbero incrociate di nuovo fino a quando sono finito per lavorare con lui.
Il résumé di Maurizio parla da solo e quando sono finito su una foto che aveva postato sapevo che stava lavorando a qualcosa di nuovo.
Ecco a cosa sta lavorando.

Enrico Grigoletti) Ciao Maurizio, come stai?

Maurizio Donadi) Molto bene grazie!

EG) Stai vivendo un periodo molto intenso tra famiglia e lavoro…

MD) In famiglia si è appena aggiunto un nuovo membro, Kiran. Farà 9 mesi questa settimana. Non potevamo essere più felici di così. In relazione al lavoro, tra consulenze, la costruzione dei nostri progetti e il trasferimento al nuovo ufficio a West Holywood, gli ultimi mesi sono stati abbastanza impegnativi.

EG) Quindi dicci di più sulle cose che stai seguendo ora.

MD) La nostra strategia per questo anno è di di dedicare il 60% del nostro tempo a consulenze e il 40% alle nostre iniziative.

EG) Sono capitato per caso, attraverso i social, sul tuo nuovo progetto. Ci dici di più su Atelier & Repairs?

MD) Per molto tempo ho pensato al riciclaggio. Praticamente è come dare agli oggetti una seconda vita.
La nostra società produce molto di più del necessario, gli sprechi sono enormi. Ho voluto utilizzare ciò che è stato abbandonato, prodotto in quantità eccessive, che è nato difettoso. Questo processo nasce con la , riparazione e rinforzo degli oggetti, dando loro una nuova vita.
Con questa visione, abbiamo aperto Atelier & Repairs lo scorso ottobre, con l’inaugurazione di ciò che noi chiamiamo “Transformation Workshop” in un seminterrato nel centro di Londra.

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Il Transformation Workshop di Londra

Qui è dove facciamo tutto, dalle alterazioni tradizionali alle riparazioni creative. Abbiamo otto cucitrici, un tavolo di taglio e due talentuosi sarti (Scott e Agna), sono specializzati in sportswear e denim. Offriamo un servizio al pubblico, retalier e marchi. Attualmente stiamo lavorando sulle nostre sciarpe e pantaloni. Le sciarpe saranno fatte di un tessuto prezioso e selezionato, assemblato nella miglior maniera. I nostri pantaloni (vintage o meno, militari o work-wear denim) sono trasformati e meticolosamente ricostruiti aggiungendo una dose di divertente decor.
A L.A., con gli stessi principi, abbiamo aperto il nostro secondo centro di trasformazione.

EG) Dopo L.A. avete intenzione di aprire altri laboratori?

MD) Lo speriamo fortemente.


EG) “Produce less, repair more”. Pensi che possa anche essere la reazione allo stato attuale della fashion industry?

MD) Il mondo fashion e dell’abbigliamento sta attraversando un periodo di grande crisi (dai contenuti creativi ai format di business). Secondo la mia opinione, il peggio deve ancora arrivare. Il più grande problema è che (parlando generalmente) i brand cercano di diventare troppo grossi con un decadimento della qualità in favore del volume. Pochi marchi appaiono davvero unici e creativi. Parlando economicamente, nel nome del margine lordo e del profitto penalizziamo il cliente finale (il cittadino, come lo chiama il fondatore di Patagonia, Yvon Chouinard).
Comunque, la nostra iniziativa non è reagire a questo stato. E’ un modo di pensare, un punto di vista basato sull’essere cresciuti in quest’ambito da 35 anni .e aver eseguito delle strategie con le quali non mi sentivo sempre in sintonia. Spesso mi sento confuso su cosa sia giusto e cosa sbagliato. Qualche anno fa pensavo che la trasformazione fosse un processo corretto: eco-friendly e utile allo stesso tempo. Volevo aggiungere un pizzico di divertimento come elemento di intrattenimento che spesso è assente nelle iniziative “green”.

EG) Tu proponi anche un servizio per brand. Come interagisce un’azienda come A+R con le medio-grandi imprese?

MD) Il nostro contributo a questi brand è basato sulla qualità richiesta, non sul volume.

EG) Pensi che i clienti siano interessati a sviluppare un rapporto che duri più a lungo con i loro abiti? L’idea di dare una seconda possibilità ai vestiti è quasi intima…

MD) Lo penso, non sono sicuro di cosa sentano effettivamente gli altri. Spero solo che nel futuro le persone potranno mettere più cura in quello che comprano e fare un maggiore sforzo nell’imparare cosa fare per far durare i propri vestiti più a lungo.

EG) Ogni prodotto è unico. Questo limita estremamente il mercato ma aprirà anche altre opportunità. Sai dirci quali?

MD) La nostra fonte di ispirazione viene dall’idea di trasformare piuttosto che produrre, ascoltando invece di disegnare, sperimentare invece di pianificare.
Siamo ovviamente intrigati dai tessuti, dalla funzione, qualità, durabilità e colore.
La limitazione risiede certamente nel volume ma l’intenzione non è quella di costruire una grande azienda. Piccolo è bello, gestibile e creativo. Prendendo coscienza di ciò, non c’è pressione che possa compromettere la visione iniziale.
Le opportunità sono troppe per essere menzionate. Un mondo meno inquinato è esattamente ciò che ho in mente.

EG) Quali sono i piani per il futuro?

MD) Sopravvivere