Parallel Vienna

Di Arminé Maksudyan
Foto di Arminé Maksudyan

Week 30
VIENNA

L’intervista con Stefan Bidner, Artistic Director e Co-founder di Parallel Vienna – una mostra di arte contemporanea che si svolge annualmente in concomitanza con la principale fiera d’arte austriaca, Vienna Contemporary.

Arminé Maksudyan) Da dove nasce Parallel Vienna?

Stefan Bidner) Beh, credo dalla situazione di Vienna stessa. Non ci sono moltissime gallerie qui a Vienna e veramente poche opportunità per i giovani artisti. Per esempio, non ci sono possibilità per loro di mostrare i loro lavori all’interno delle istituzioni museali. Ed anche per gli artisti un po’ più affermati non ci sono moltissime piattaforme. Quindi l’idea con cui è nata Parallel era proprio di creare una piattaforma professionale, un’opportunità per tutti, non solo per gli up and comers ma anche per quelli che avevano già seguito un percorso. Credo sia fondamentale farli convivere all’interno dello stesso ambiente.

AM) Quindi uno degli obbiettivi iniziali di Parallel era di mettere in contatto gli artisti emergenti con quelli già affermati?

SB) Esattamente. Abbiamo due accademie che formano costantemente un sacco di giovani artisti con un certo talento e, secondo me, i musei non si preoccupano di dare spazio alle avanguardie, comportandosi in modo troppo rigido ed inflessibile. Inoltre un altro problema è che le mostre nascono e rimangono qui a Vienna e non vengono portate all’estero.
Fortunatamente da un lato abbiamo tre o quattro artisti che hanno visibilità internazionale come Erwin Wurm, Franz Graf o Gelitin e dall’altro abbiamo comunque un grosso potenziale rappresentato da molti talenti locali ancora da scoprire.

AM) Possiamo considerare Parallel un processo bottom-up?

SB) Assolutamente si.

AM) La scelta di un vecchio edificio abbandonato delle Poste come spazio temporaneo per l’arte contemporanea non è stato casuale, corretto?

SB) Si è trattata di una scelta logica per la tipologia di art fair che volevamo fare. Ci sono un sacco di spazi vuoti a Vienna che dovrebbero essere utilizzati. Partire con queste premesse per noi è stato un grandissimo vantaggio considerando che l’intero edificio misura 20.000 mq (nota: Parallel occupa 7.000 mq disposti su tre livelli) ed è situato nel Primo distretto. Per noi era importante portare questo tipo di evento nel centro dal momento che i Viennesi sono molto pigri (ride)!
Vienna è una città piccola ma in qualche modo è riuscita a preservare l’attitudine di una vecchia città imperiale.

AM) Guardando a quello che è stato fatto, ci saranno cambiamenti nell’edizione di Parallel del 2016?

SB) Con Parallel abbiamo iniziato quattro anni fa. Il primo ed il secondo anno si trattava più che altro di un progetto. L’anno scorso abbiamo ufficialmente dato vita ad una società e quindi tutto è diventato molto più professionale e strutturato. Credo sia il modo corretto per crescere, lavorando in maniera professionale ma sempre con i piedi per terra. Si tratta di un passo molto importante per noi.

AM) Come funziona la fiera? È facile l’accesso per gli artisti?

SB) Non sono esattamente contro le open call dove chiunque può scrivermi chiedendo di partecipare a Parallel ma ci sono anche molti artisti amatoriali che vorrebbero avere il loro spazio alla fiera quindi abbiamo deciso di scegliere noi. Ogni anno invitiamo galleristi, gallerie commerciali, spazi dedicati all’arte ed artisti in modo da far funzionare in modo corale queste diverse parti: artist statement, curatorial statement, gallery statement, project space statement. Abbiamo anche una parte dedicata allo screening dal momento che la video art è un segmento importante anche se molto più difficile da vendere.

AM) Ti aspetti che qualche nuova forma d’arte emerga?

SB) Certamente, come è successo con la performance.

AM) Per quanto riguarda la scena di Vienna, hai notato cambiamenti negli ultimi quattro anni?

SB) Beh credo di si. Immagino che stiamo contribuendo significativamente dal momento che siamo in concomitanza con la principale fiera d’arte di Vienna attraendo un’audience internazionale che entra in contatto con talenti locali e stranieri. Credo sia di vitale importanza per Parallel il fatto che invitiamo ad ogni edizione dieci curatori dal altri Paesi.

AM) Ci sono artisti Italiani che partecipano quest’anno?

SB) Non che io sappia ma troveremo qualcuno (ride). Fortunatamente ho una buona rete di connessioni, avendo amici ad Atene o a Berlino posso sempre chiedere se qualcuno conosce dei curatori interessanti. Funziona molto in questo senso, non potendomi avvalere solamente delle mie personali conoscenze devo utilizzare il mio network di contatti, di persone di cui mi fido e anche, parzialmente, dei canali social. Senza tutto questo Parallel non potrebbe stare in piedi.

AM) In qualche modo Parallel stimola gli artisti?

SB) Certamente e ne abbiamo avuto diverse prove tangibili. L’approccio DIY gioca un ruolo fondamentale all’interno del progetto. Per esempio agli artisti viene dato lo spazio all’interno della piattaforma ma hanno totale libertà nella parte allestitiva e nella modalità di presentazione dei loro lavori. Il successo dipende quindi da quanto sono motivati i partecipanti.

AM) Quindi possiamo considerare Parallel un’istituzione?

SB) Dipende molto da come si evolverà la situazione nei prossimi anni ma, teoricamente, direi di si visto che è anche uno degli obbiettivi principali di tutto il progetto.

AM) Come vedi Parallel negli anni a venire?

SB) Mi auguro che possa diventare una parte significativa all’interno del panorama artistico della città. Non solo a livello locale ma anche internazionale – da qui anche il nome “Parallel” – tanto da diventare equiparabile ad altri progetti come Art Basel o Frieze. Questo è l’obbiettivo finale.
L’importante è mantenere uno standard elevato in tutto quello che facciamo. Se il livello è alto, si può andare dappertutto.