In buone mani: una conversazione con Adam Marelli

Di Enrico Grigoletti
Immagini di Adam Marelli

Week 41
MODERN CRAFTSMANSHIP

La curiosità è uno degli elementi più sottovalutate nell’evoluzione umana. Una scintilla che accende l’innovazione attraverso la conoscenza. Capire come vengono creati gli oggetti è una curiosità alquanto comune ma essere realmente in grado di realizzarli apre nuove prospettive nella visione delle cose.
Mi considero una persona curiosa ed ho avuto il lusso di visitare diverse botteghe di artigiani sparsi in varie aree del mondo. All’interno di tutti questi luoghi si possono riconoscere delle analogie, non importa che tu stia visitando un calzolaio a Firenze o un liutaio a Praga, esiste un ritmo all’interno dei processi artigianali.
Documentare la loro routine quotidiana è stato, in un certo qual senso, facile: la bellezza delle botteghe, la magia che si cela dietro ogni singolo movimento e la profonda genuinità delle persone, molto spesso, fanno si che il risultato delle foto sia incredibile, in maniera relativamente semplice. Questo non significa che chiunque possieda una macchina fotografica sia in grado di descrivere questo tipo di attività mettendo in luce le forze nascoste che guidano la creatività e lo spirito artigianale. Raccontare attraverso le immagini un artigiano al lavoro richiede un certo grado di coinvolgimento ed un profondo interscambio con il soggetto. Tutto ciò l’ho capito grazie all’artista ed al “fotografo culturale” Adam Marelli.
Oltre ad essere un caro amico, Adam è un artista affermato che ha abbattuto le barriere che dividono il mondo dell’arte, dell’artigianalità e dell’esplorazione. Guidato da una sana e profonda curiosità, condivide il suo tempo con queste persone straordinarie all’interno delle loro botteghe come un artista che partecipa, capisce e lavora a fianco di questo tipo di cultura. Quando all’ultimo secondo abbiamo deciso di approfondire questo argomento sapevo di poter contare su Adam per avere una chiara fotografia di questo mondo da un angolo da cui non l’avevo mai guardato prima.
La mia idea era quella di pubblicare parte del suo portfolio per provare che il punto di vista di qualcuno che capisce in profondità come vengono fatte le cose attraverso la propria esperienza personale, può essere differente.
Gli artigiani realizzano oggetti che durano nel tempo – mi dice Adam quando gli chiedo del suo percorso formativo che passa dall’arte, l’edilizia e la pratica zen. Continua dicendomi che le più antiche tracce della civiltà sono oggetti di artigianato e gli strumenti utilizzati per farli. Sempre più curioso ho voluto chiedergli del perché, secondo lui, ci fosse un tale, rinnovato interesse per la tradizione del fatto a mano: l’artigianato è stato una società chiusa per generazioni. Nascosto dalle associazioni artistiche, le competizioni tra diverse famiglie e la mancanza di documentazioni scritte hanno permesso che molti dei segreti di questa tradizione culturale siano andati persi nel tempo.
Negli ultimi anni un’ondata di giovani ha mostrato un rinnovato interesse per gli oggetti fatti a mano, da un semplice coltello Giapponese fino all’arredamento su misura. In prima linea ci sono alcune tipologie di artigianato che fungono da “droga iniziatica”. Si tratta di categorie che hanno un ritorno molto veloce e tempi di apprendistato molto brevi, con un alto tasso di turnover. Un espresso bar si può aprire in qualche mese ma se si vuole imparare ad assemblare un orologio o a realizzare un coltello Giapponese da zero occorrono almeno sette anni ad un apprendista per diventare operativo ed almeno dieci per essere totalmente indipendenti. Questo è il motivo per cui stiamo testimoniando una così rapida ascesa di interessi che gravitano attorno al mondo del caffè, della birra, del denim e della pelletteria.

Ma l’artigianato è una specie in via d’estinzione? Non è un segreto che le nuove generazioni siano attratte da carriere diverse. A mio avviso – continua Mr. Marelli – si tratta del convergere di diversi elementi: innanzitutto le nuove generazioni sanno che esiste l’artigianato? Perché si tratta di una tradizione preziosa? Saranno in grado di adattarsi?
Da sempre l’artigianato è stato una materia di studio che potremmo definire esoterica. Non è per tutti ma questo non è un segreto. Dai tempi di Platone generazioni si sono lamentate dei giovani. Pigri, disinteressati e senza nessun interesse nel volersi impegnare per eccellere. Ma la storia ci ha dimostrato che si tratta di una teoria sbagliata.

Non c’è nulla che non va nei giovani. Ed internet è (ed è stato) un elemento fondamentale per la sopravvivenza delle tradizioni. I problemi che i vecchi artigiani si possono dividere in tre parti:

1) Non sono online. Se, per esempio, un ragazzo in Estonia sta coltivando un interesse per la ceramica ed un ceramista in Corea non ha un sito, quella connessione non si concretizzerà mai. Basterebbe loro un piccolo sforzo verso il mondo digitale per aprire le loro porte alle nuove generazioni. Inoltre permetterebbe alle nuove generazioni di contribuire immediatamente all’attività di bottega sentendosi immediatamente utili dal momento che c’è una buona probabilità che le vecchie generazioni non sappiano nemmeno usare la posta elettronica.

2) Un artigiano può descrivere perché si tratta di una tradizione preziosa? Questo è uno dei principali punti su cui si arenano tutte le tradizioni. L’artigianato non è una cultura da chiudere all’interno della teca di un museo. Necessita di vivere, di respirare e di adattarsi nel tempo. La tradizione non si deve preservare ma si deve evolvere.

3) Per quale motivo un ragazzo dovrebbe intraprendere una carriera con una traiettoria così lenta e quali sono i vantaggi che quel tipo di mondo è in grado di offrire rispetto al classico percorso professionale all’interno di un’azienda?
Siamo onesti, molti ragazzi si annoiano a scuola. Non vengono stimolati, sembrano non capirne il senso e senza incentivi tipo uno stipendio folle, molti di loro preferiscono lasciare. Facciamo un salto in avanti di qualche anno e chiediamo agli stessi ragazzi cosa ne pensano del lunedì mattina. “Chi non vede l’ora di andare al lavoro?” Non molti.
La vita di un artigiano non è priva di sfide, ma per una ristretta cerchia di persone interessate offre una vita piena di soddisfazioni. E molti artigiani sono persone umili per cui non verrete mai a sapere quanto effettivamente si tratta di persone di successo.

Quello che cattura la mia attenzione ogni volta che sfoglio dei “report” fotografici di questi spazi è la presenza persistente delle MANI. Che scoperta incredibile, eh? Suonerà ovvio ma il modo in cui le mani vengono ritratte riesce a veicolare moltissime informazioni sull’approccio degli artigiani. Le mani sono lo strumento che traduce un’idea in una forma materiale, continua Adam, si adattano alla pratica continua e diventano la rappresentazione fisica del lavoro dell’artigiano. É quello il motivo per cui sono così importanti, abbiamo chiesto ad Adam.
Ci sono molte parti del lavoro dell’artigiano che rimangono invisibili. Quando si trascorre molto tempo al lavoro ci sono suoni, odori e tempi che la macchina fotografica non riesce ad immortalare. Occorre farne esperienza. Ma quando si tratta di permettere ad uno spettatore di esplorare la natura di queste tradizioni, le mani sono un ottimo punto di partenza.
Le mani sono l’ultimo punto prima che le idee vengano tradotte in forma. Possiamo dire che la tradizione forma le mani tanto quanto le mani delineino la tradizione.
Quando qualcuno lavora con le proprie mani tutto il giorno, queste toccano gli oggetti in maniera diversa. Ricordo che ero ad un opening a New York City assieme a Yusuke Matsubayashi, 16esima generazione di ceramisti provenienti da Uji in Giappone. Mentre tutti sorseggiavano i loro cocktail, ho notato come le sue dita stessero tracciando la tazza che aveva in mano. Senza che nessuno prestasse attenzione, stava calcolava la forma dell’oggetto tra le sue dita senza guardare. Si riusciva nettamente a distinguere mentre lo misurava accarezzando l’andamento della curva e lo spessore del bordo. Un artigiano riesce a vedere con le proprie dita. Solamente una persona che, per lavoro, realizza tazze da the muoverebbe le proprie mani in quel modo.
Per capire cosa intendo andate a visitare qualche bottega con un amico. Portate un oggetto, tipo un aeroplanino. Chiedete al vostro amico di prenderlo in mano e poi guardate l’artigiano fare lo stesso e vedrete come maneggerà lo stesso oggetto in maniera completamente diversa.
Quando ho lavorato nell’edilizia ho iniziato a rendermi conto che potevo valutare l’accuratezza delle persone da come reggevano il metro. Prima ancora di abbozzare qualsiasi cosa mi bastava vedere come prendevano le misure per capire se erano bravi o meno.
Diventa allora un divertente gioco da osservatore. Sia che sia una cosa ovvia o sottile, si tratta di un esercizio in grado di rivelare sempre più cose con il passare del tempo. Si tratta di allenarsi e di avere pazienza in una sorta di apprendistato. Diciamo che quello ce lo possiamo risparmiare per un altro giorno.

È chiaro che si tratta di un esercizio che una volta imparato per decifrare gli aspetti nascosti di questa cultura, diventa la chiave di lettura per molte cose. Come ci muoviamo, come il nostro corpo interagisce con gli altri, con noi stessi e con l’ambiente che ci circonda è una cartina tornasole sulla nostra vita, visibilmente nascosta sotto gli occhi di tutti.
Che scoperta incredibile, eh?

Armato di sola matita e macchina fotografica Adam Marelli porta la propria arte fuori dallo studio fotografico e riesamina il ruolo dell’artista e del moderno esploratore. Diversamente da altri fotografi, non è un semplice osservatore dietro una lente. In qualità di fotografo culturale partecipa, capisce e lavora a fianco alle culture che documenta.

Armato di sola matita e macchina fotografica Adam Marelli porta la propria arte fuori dallo studio fotografico e riesamina il ruolo dell’artista e del moderno esploratore. Diversamente da altri fotografi, non è un semplice osservatore dietro una lente. In qualità di fotografo culturale partecipa, capisce e lavora a fianco alle culture che documenta.