Grand Central Terminal

By Enrico Grigoletti

Week 51
NEW YORK

Se vai a New York per la prima volta molto probabilmente la guida che hai in mano ti suggerirà di includere Grand Central Station all’interno dei monumenti storici della città. Una volta tanto ascolta quella guida, lascia perdere il tour di Sex & The City o la gitarella da Abercrombie su 5th Avenue e visita la stazione che qualche giorno fa ha spento 100 candeline. Perchè, non ce ne vogliano gli altri monumenti, ma forse Grand Central è il più newyorkese di tutti e non c’è Statua della Libertà o Empire State Building che regga il confronto con l’eleganza del terminal più famoso degli Stati Uniti.
Ecco una piccola lista di curiosità:

1) La kissing gallery

I binari sul lato ovest erano inizialmente riservati ai treni in arrivo e sfociavano nella Biltmore Room, la stanza che nel 1913 prese il nome di Kissing Gallery. All’epoca era infatti proibito baciarsi in pubblico e la stanza in oggetto era riservata alle effusioni tra coppie che si stavano per separare o si erano appena ricongiunte.
Ovviamente a patto che di brevi effusioni si trattasse.

2) Gli orologi

Ogni giorni circa 750,000 passeggeri transitano da Grand Central e, vista la fretta con cui i pendolari americani – a New York soprattutto – solcano il percorso da casa all’ufficio e viceversa, rallentare le corse ai binari è una necessità imprescindibile. Per questo motivo tutti gli orologi della stazione sono avanti di un minuto rispetto agli effettivi orari di partenza. Un fatto a conoscenza di tutti i pendolari («Fast clocks make for slower passengers») che hanno così la possibilità di rallentare la loro corsa frenetica senza che i treni partano in ritardo.

3) La mafia, gli italiani, la pizza ed il mandolino

No, la scena del passeggino de Gli Intoccabili non era ambientata a Grand Central ma alla Union Station di Chicago. Eppure poteva benissimo esserlo (a parte il fatto che il film era ambientato a Chicago) visto il solido legame tra la stazione e diverse pellicole sul proibizionismo, la mafia e gli immigrati italiani di metà ’900 come Il Padrino o Carlito’s Way.

4) Il primo shopping center d’America

William Wilgus, uno dei collaboratori dell’architetto Whitney Warren, aveva concepito Grand Central come uno spazio polifunzionale all’interno del quale inserire hotel, uffici ed una serie di attività commerciali che ricreassero il microcosmo di una piccola città.
Ehi, era il 1913.

5) L’Oyster Bar

Aperto nel 1913 con il nome di Grand Central Terminal Restaurant, l’Oyster Bar è forse l’attività commerciale più conosciuta all’interno della stazione. Inaugurato un giorno prima (1 Febbraio 1913) dell’apertura della stazione con una cena propiziatoria servita a Warren e ad altri 100 invitati, il ristorante ha chiuso i battenti nel 1974 per riaprirli qualche mese più tardi con il nome ufficiale di Oyster Bar, quello con cui per decenni era stato impropriamente chiamato dai suoi clienti.

6) The clock tower

Progettato da Jules Coutan, il gruppo statuario da 1.500 tonnellate che sovrasta la facciata d’ingresso della stazione è stato posizionato solo un anno dopo l’apertura ufficiale della stazione. Il ritardo pare sia dovuto al fatto che Coutan non fosse particolarmente attratto dall’idea di visitare gli Stati Uniti e decise di realizzare un modello in scala 1:4 che fu poi replicato, con le dimensioni originali, da alcuni sculturi a Long Island.
L’orologio, incastonato all’interno del trittico formato da Mercurio, Minerva ed Ercole, nasconde un piccolo segreto: il suo interno è accessibile ed aprendo la finestra che si cela dietro il numero “6″ si può godere di un’incredibile vista sulla strada che porta a Grand Central.

7) Il soffitto affrescato

Un gioiello nascosto sotto i nostri occhi dal momento che raramente – specialmente se siamo di corsa per prendere un treno – abbiamo l’opportunità di fermarci e di alzare lo sguardo. Realizzato da Paul Helleu, il soffitto affrescato è una delle principali caratteristiche di Grand Central e conta 2.500 stelle che popolano il cielo sopra il Mediterraneo d’inverno.
Purtroppo al contrario.