Bello e funzionale

Di Martina Cima

Week 12
URBAN EXPLORATION

Ciò che un tempo caratterizzava le nostre strade e le nostre città, ora lascia spazio alle influenze più vaste e lontane, togliendo e sommando continuamente identità alle città con nuove costruzioni, non sempre però attente al tessuto urbano già presente.
L’architettura in passato si è sempre plasmata partendo dalle esigenze della persone, fino ad oggi, dove per tecnica e sistemi innovativi, è l’architettura stessa ad influenzare il nostro modo di vivere gli spazi interni, parlandoci di luce, calore, estetica e perfino di qualità dell’abitare.
Inutile girarci troppo intorno, è evidente che il Movimento Moderno è senza dubbio il movimento più influente nel continuo cambiamento delle nostre città. Non a caso nacque a cavallo tra le due guerre, trovando in quel contesto lo spazio per manifestarsi e rinnovare la progettazione e l’architettura.
Tra i maestri più ricordati di questo periodo troviamo, non a caso, Le Corbusier, Mies Van Der Rohe, Frank Lloyd Wright e Alvar Aalto. Il loro lavoro non fu solo pratico, ma essendo un movimento che mirava a colmare le mancanze dell’epoca, venne quindi anche teorizzato da Bruno Taut secondo 5 punti in ordine di importanza:

1. Edifici utili
2. Materiali e sistemi costruttivi subordinati all’utilizzo
3. Bellezza, che consiste nel rapporto diretto tra edificio e scopo.
4. L’estetica – ciò che è funzionale è anche bello
5. Rapporto con il contesto circostante

Questi pochi e semplici principi, nelle mani di grandi architetti, furono esemplari di bellezza e qualità architettonica. Dimostrarono come l’estetica poteva anche rappresentare la funzionalità; e di come una laboriosa e precisa progettazione, sommata alla curiosità e alla voglia di cambiamento, fecero la forza e resero inattaccabili, anche se criticate, le nuove costruzioni.
Questi esempi ricorrono continuamente nella progettazione dei nostri anni, spesso avvicinandosi e ricordando questi maestri, ma troppo poco spesso l’intelligenza e la coerenza della progettazione ne sono il punto di partenza. I nuovi edifici voglio essere belli, belli soprattutto, mostrando come manifesti le incredibili facciate vetrate o arricchite da materiali innovativi; ciò che vi dentro è solo il risultato dell’involucro esterno, spesso dimentica perfino che ci si debba vivere o lavorare, che gli spazi debbano essere confortevoli e non solo vetrine sulle nostre vite. Limitati dal tempo e dalla concorrenza, i nuovi architetti trascurano che dietro ogni singolare e grande progetto ci debba essere equilibrio e come anche una cosa bella possa diventare insopportabile – molti, non tutti per fortuna.