Dissecting the classics: a design round table

(ENG) Interviews by Domenico Di Maio

Week 10
CLASSICS

Ridisegnare il classico non è un compito semplice.
Non lo è per la portata culturale che un’opera influente possiede intrinsecamente, soprattutto per coloro che per lavoro devono confrontarsi continuamente con stili e stimoli provenienti dal passato.
Abbiamo deciso di sederci ad una tavola rotonda, composta da creativi per scoprire il loro punto di vista in merito a questo grande e importantissimo dilemma: come si re-inventa un classico?

Contemporary Standard) Buongiorno a tutti, questa settimana parliamo di CLASSICS, o meglio, di come si possano reinventare o rielaborare stili o idee che hanno fatto scuola. Iniziamo con una breve presentazione

Andrea Mongia) Mi chiamo Andrea Mongia, sono un illustratore, e vivo in una città fin troppo legata al suo passato, Roma.

Ewelina Dymek) Sono un’illustratrice autodidatta che lavora con diversi tipi di media, combinando il disegno a matita tradizionale con interventi digitali. Fino ad ora ho avuto il piacere di lavorare con Leo Burnett, Saatchi&Saatchi, Samsung, Wacom e altri clienti. Sono sempre stata un’appassionata di moda e ho trovato il modo per far conciliare le mie abilità di disegnatrice con l’immaginazione. Nonostante io lavori principalmente per la moda, sono sempre ad affrontare nuove sfide al di fuori di quel preciso mercato.

Matteo Berton) Ciao sono un illustratore e fumettista. Negli ultimi anni ho lavorato alle illustrazioni per dei libri per bambini, copertine, articoli di giornale e fumetti.

Nina Stössinger) Ciao! Mi chiamo Nina Stössinger, sono una designer indipendente dai molti interessi e particolarmente ossessionata con la tipografia. Sono Svizzera di origine (Basilea) ma al momento mi trovo sulla piovosa costa olandese, dove conduco Typologic, il mio studio di typeface design, tipografia e codice. Faccio fonts e uso fonts per fare libri o altri prodotti di design in più costruisco gli strumenti per creare font. Amo come sia un campo molto preciso e conciso, ma allo stesso tempo devo lavorare all’intersezione delle forme, testi, linguaggio, cultura, tecnologia e molti altri campi.

CS) Reinventare il classico: un semplice trend o un loop infinito e necessario?

AM) Credo sia qualcosa di inevitabile. Tutto quello che creiamo non è altro che la rielaborazione di qualcosa già esistente e codificato in passato, creare è reinventare. Un classico, per diventare tale, ha superato il suo tempo e continua ad interferire con il nostro, è impossibile non farci i conti ogni giorno.

ED) Credo che sia quasi un loop, che capita indipendentemente da un punto specifico nel tempo in misura maggiore o minore. C’è sempre un posto per soluzioni all’avanguardia che spingono la civiltà ad un livello superiore, ma c’è anche la sensazione di nostalgia per il passato, soprattutto in un senso più ampio per quanto riguarda l’arte. Prendiamo ad esempio la moda; ogni stagione si osserva il ‘nuovo’, accessori must-have o pezzi di abbigliamento che di fatto vengono presi dal passato e adattati al contemporaneo. Sono completamente d’accordo con Kirby Ferguson che ha detto che ‘tutto è un remix’ durante il suo discorso al TED del 2012. Penso che ogni invenzione viene da vecchi media e reinventare i classici è una questione di curiosità e di creatività – siamo ispirati da cose inventate nel passato e incuriositi da come queste funzionerebbero usando soluzioni moderne. Non è una tendenza – qualcosa che è popolare ora ma passé domani, lo percepisco come un fenomeno costante e come corso naturale degli eventi.

MB) I libri classici che mi sono trovato ad affrontare trattano temi universali e inesauribili, ogni artista che si cimenti in quest’impresa sa di doversi confrontare con le questioni fondamentali dell’uomo.

NS) Nel type design non è certamente solo una tendenza; il nostro passato è molto presente, e influenza profondamente il lavoro svolto oggi. Non penso necessariamente ad esso come un “loop”, ma più come una (lenta) evoluzione che si basa su sguardi frequenti rivolti al passato. Questo mondo è costellato da una serie di classici dai quali spesso fa riferimento – opere che hanno avuto un impatto indelebile sulla storia e servono come punti di riferimento: il lavoro degli artigiani, come Jenson, Griffo, Garamond, Caslon, Fleischman, Baskerville, Bodoni, Didot; ma anche designer più vicini al nostro tempo come Dwiggins, Gill, Frutiger, Miedinger, Benton, Carter, Frere-Jones, Spiekermann… la lista potrebbe continuare.
Ho sentito che alcuni designer affermano di non guardare alle fonti storiche in modo da non esserne influenzati. Francamente non credo che questa idea di ‘libertà’ possa essere utile. Come designer noi esistiamo in un contesto, il nostro lavoro è parte di un continuum che ci piaccia o no; certe cose si ignorano a proprio rischio e pericolo.

CS) Per voi, questo processo di reinterpretazione avviene in maniera creativa e inconsapevole o è frutto di un’analisi precisa?

AM) Un misto tra le due cose. Nella nostra crescita abbiamo assimilato miliardi di stimoli ed informazioni, ognuna di queste ha lasciato un segno più o meno profondo nella nostra personalità ed ha contribuito a formare ciò che siamo. È naturale quindi, che queste informazioni vengano fuori in modo anche inconsapevole, quando ci si accinge a creare un qualcosa che ci piace considerare nuovo, ma che in realtà non lo è, è solo il risultato di quello che siamo e di quello che scegliamo di raccontare.

ED) Beh, dipende davvero. Potrebbe essere un tentativo consapevole, intenzionale e scientifico di migliorare già le soluzioni esistenti per creare qualcosa di nuovo e adattarlo al momento specifico e alla cultura in cui viviamo. Tuttavia, non siamo a volte consapevoli di come le influenze passate ci guidino nelle nuove invenzioni. In questo caso, nasce a livello subconscio.

MB) Entrambe, nel mio caso dopo un’analisi del testo ho lavorato ad una struttura che sostenesse e legasse le illustrazioni, ma nel momento che sono andato a realizzarle mi sono lasciato trasportare seguendo, a volte, l’istinto.

NS) I processi creativi probabilmente hanno sempre qualcosa di ignaro – la sensazione viscerale, l’intuizione che ci raggiunge da non si sa dove, nutrendosi delle cose che abbiamo visto e studiato. Ma penso che sia utile cercare di operare, ove possibile, alla luce di un’analisi ragionata: Se ci stiamo muovendo su un flusso di precedenti storici, passiamo sicuramente attraverso una riflessione cosciente. Analizzando ciò che è venuto prima di noi ci permette di prendere una posizione: continuare in questa tradizione o metterla in discussione; esagerare o appropriarsene… Un tale dialogo consapevole con la storia ci conduce ad una possibilità concreta, guardandosi indietro, portando avanti la materia di studio.

CS) Non è mai compito semplice mettere mano a qualcosa che di per sé rappresenta l’inviolabilità di creazioni leggendarie. Quant’è complesso donare un nuovo fascino ad uno stile che ha già fatto il suo tempo ma che continua ad influenzare il presente?

AM) È molto difficile, si rischia facilmente di scadere in una sorta di manierismo, di fermarsi solo all’apparenza, senza capire davvero quello che i classici sono stati per il loro tempo, e perché continuano ad influenzare il nostro. Credo che questo passaggio sia imprescindibile per reinventare un classico e farlo dialogare con il presente.

ED) Non è sicuramente un compito facile. Penso che sia piuttosto difficile far risvegliare la curiosità e la meraviglia nelle persone al giorno d’oggi, dato che molti pensano di aver già visto tutto grazie al facile utilizzo di Internet, che si dice essere la più grande fonte di conoscenza. Ma ancora una volta, dipende dal tipo di persona a cui puntiamo. Alcuni rimangono curiosi per tutta la vita, mentre altri decidono di aderire alle cose che già conoscono e che le fanno sentire a proprio agio. Dare un nuovo fascino a qualcosa di già fatto comporta una vasta gamma di funzioni, tra cui un punto di vista innovativo, il coraggio, la curiosità, la determinazione e una grande quantità di pazienza per essere notato dalla società. Credo che queste caratteristiche siano rare tra le persone e c’è una piccola percentuale che effettivamente le possiede tutte e ha successo.

MB) La divina commedia, viaggio al centro della terra e Robinson Crusoe sono stati illustrati dai più grandi artisti della storia. Alcuni di questi, come Dorè e Wyeth, li reputo dei veri e propri insegnanti per me tanto che se chiudo gli occhi e penso ai libri mi vengono in mente le loro immagini, per questo motivo ho fatto di tutto per dimenticarmene quando mi sono trovato ad illustrarli.

NS) Questa è una domanda costante nella tipografia, dove rispetto ad altri settori il margine per l’innovazione sembra molto risicato. Al livello più elementare, i designer dei caratteri latini sono sempre li a reinterpretare il solito vecchio alfabeto.
Naturalmente ci sono un sacco di casi in cui i vecchi modelli vengono riesumati – la interpreto come una specie di “rievocazione” della storia, piuttosto che una reinterpretazione. Mentre tali sforzi possono essere utili economicamente o tecnologicamente, essi non hanno molto da aggiungere al paesaggio culturale.
Credo sia la chiave per capire che non stiamo solamente operando all’interno di un continuum di progettualità storica, ma che il contesto non è statico. Il lavoro che produciamo oggi risponde a tempistiche, tecnologia, cultura e umore specifici ed è fatta da esseri umani con stili e preferenze individuali. Lo stesso, per inciso, vale per le opere che chiamiamo classici. Credo che mettendoli su un piedistallo e chiamandoli con nomi come “senza tempo” o “neutrale” non sia un processo particolarmente utile. Se guardiamo invece a come sono nati e come sono riusciti a rispondere così bene alle sfide specifiche del loro tempo, li rendiamo accessibili, aprendoli a future reinterpretazioni. E personalmente penso che è qui che il discorso diviene interessante.

CS) Avere a che fare con dei classici è sempre molto difficile. Trattarli con rispetto senza scadere nella nostalgia è un equilibrio molto difficile da mantenere. Come ci riuscite?

AM) Credo che riproporre un classico esattamente per quello che è stato sia un lavoro sterile, la mia sfida quotidiana sta nel cercare di attualizzarne il messaggio ed il contenuto estetico.

ED) Non la vedo in questo modo, si tratta di un processo naturale per me. Ogni volta che sto per lavorare con i classici, ho sempre intenzione di aggiungere qualcosa di me stesso e di solito sono incline alla commistione tra media tradizionali e nuovi, dando così una nuova prospettiva riguardo ad un argomento già noto.

MB) La mia soluzione è stata proprio quella di essermi dato una struttura da rispettare.

NS) Come ho detto prima, mi piace “umanizzare” i classici, contestualizzandoli. Anche studiandoli, guardando oltre la superficie della forma e cercando di trovare i meccanismi e le idee e concetti che potrebbero essere trasferibili in modo non letterale in un nuovo contesto, un nuovo tempo o in una nuova tecnologia… Trattare in modo creativo, analiticamente, in modo intelligente, con un ricco patrimonio, credo sia straordinariamente interessante e utile, certamente molto di più più che ostinarsi a “riscaldare” concetti che già conosciamo.

CS) Per tutta una serie di motivi, molte persone si reinventano professionalmente ispirandosi ai mestieri che furono, come se il passato fosse un’ancora di salvezza. Come spiegate questa necessità di guardarsi alle spalle?

AM) In ambito creativo, guardare al passato e cercare di ritrovarsi in opere molto distanti da noi nel tempo è un istinto naturale. Serve a capire cosa ci piace e da dove partire per rielaborare, quindi creare qualcosa di nuovo.

ED) Credo che alcuni di noi sono stanchi di correre in un mondo pieno di apparecchiature ad alta tecnologia e novità. La tecnologia all’avanguardia è fatta per rendere la nostra vita più facile, ma in realtà, la complica spesso.
Rimanere aggiornati con le recenti tendenze e novità è faticoso perché siamo sopraffatti da essa, che è anche il motivo per cui alcune persone guardano al passato. Essi credono che le soluzioni che sono state pensate allora sono ancora abbastanza valide, quindi perché non adottare loro in disaccordo con una corsa tecnologica globale senza fine?

MB) Riscoprire tecniche del passato o obsolete ci da la sensazione di dar più valore a quello che stiamo facendo perché ci costa di più in termini di tempo e fatica.

NS) Voglio dire, si può vedere il proprio lavoro come una piramide che si erge man mano che si costruisce, dove tutto quello che abbiamo fatto getta le basi per il lavoro successivo e lo influenza. Non credo che ci sia qualcosa di intrinsecamente sbagliato in questo, ma spero di evitare di rimanere bloccata in una sorta di ripetizione. Non possiamo evitare di vedere attraverso la nostra “lente”, ma possiamo guardare al di là per studiare ed essere ispirati da altri che lavorano prima e accanto a noi. Rimanere curiosi al di fuori dei limiti della nostra disciplina.

CS) Il vostro classico preferito?

AM) “Il Battesimo di Cristo” di Piero della Francesca.

ED) Un certo numero di movimenti artistici, come lo stile Liberty, Simbolismo, De Stijl, Bauhaus, Fotorealismo. Come si può vedere si tratta di una miscela di movimenti completamente diversi in termini di filosofia e di estetica, ma ho sempre trovato interessante il contrasto. Provare a combinare questi movimenti insieme – questo potrebbe essere divertente!

MB) Il grande Gatsby.

NS) Una scelta difficile, ma farò il nome del famoso roman type di Nicolas Jenson del 1470. Pur essendo uno dei primi caratteri del Rinascimento, prodotti poco dopo l’invenzione di Gutenberg dei caratteri mobili, è incredibilmente perfetto. Esprime un’armonia magistrale di proporzioni, ritmo e vita. Ha gettato la solida base per l’evoluzione del carattere latino e in qualche modo riesce ad essere ancora fresco e invitante ed eminentemente leggibile nonostante siano passati più di cinque secoli.

CS) A cosa state lavorando ora?

AM) Un paio di copertine di narrativa e dei lavori personali, per cercare nuove strade o riscoprire le vecchie.

ED) Al momento ho un paio di cose in corso. Per esempio, sto lavorando con Young & Rubicam Praga su un progetto per il Teatro Nazionale di Praga, che comprende un paio di illustrazioni tipografiche di ispirazione vintage. E’ sicuramente una delle commissioni più emozionanti e impegnative a cui abbia mai lavorato, lontana dalla mia zona di comfort dato che ho dovuto imparare, in un tempo relativamente breve, una nuova tecnica che ricorda il 16° secolo-

MB) Sono di nuovo sulle pagine di viaggio al centro della terra per completare l’adattamento a fumetti a cui sto lavorando da due anni.

NS) Attualmente sto finendo il mio prossimo carattere, Nordvest. E’ certamente influenzato dalla storia: mentre si sforza di essere un testo serio, (consciamente, cautamente) rompe una delle convenzioni più elementari del carattere di tipo latino, spostando la maggior parte del suo peso dalle verticali alle orizzontali.

CS) Progetti futuri prima di salutarci?

AM) Reinventare i classici, sempre!

ED) Io ancora vorrei soffermarmi su un illustrazione, lavorando soprattutto nel mio tipo di tecnica che consiste nel mescolare disegni a matita tradizionali con i media digitali. Tuttavia, sono anche vogliosa di esplorare nuove tecniche di disegno ampliando i miei orizzonti. a me sicuramente piacerebbe imparare nuove cose, per esempio, tipografia amanuense e fare animazioni in After Effects. Mi piacerebbe anche continuare a lavorare come graphic designer e diventare più esperta nel branding.

MB) Sto covando qualcosa ma non so ancora bene cosa. Quando inizierò a vedere la luce in fondo al tunnel, il viaggio al centro della terra forse prenderà forma.

NS) Ho un paio di progetti in corso, la maggior parte di essi influenzati da varie fonti; Ho anche lavorato su una ripresa più letterale di uno dei primi caratteri di J. M. Fleischman, un innovativo punchcutter olandese/tedesco dei primi anni del 18° secolo. Le caratteristiche peculiari della sua opera più riuscita (contrasti intensi, terminali luccicanti, alcune decisioni non convenzionali circa proporzione e divergenza) hanno influnezato una serie di recenti rivisitazioni; I suoi primi lavori sono meno eleganti, più ruvidi, ma anche più tranquilli e meno appariscenti. Sto ancora pensando a come tradurre meglio questo in una forma che potrebbe essere adeguata all’oggi.