Curating and customizing vintage classics: Lot, Stock and Barrel

Di Jamie Apostolou
Immagini © David Lekach

Week 24
CUSTOMIZATION

Il concetto di personalizzazione non è nulla di nuovo. Il desiderio di essere unici è un sentimento naturale che risale a moltissimi anni addietro quando alterare un capo o un oggetto veniva fatto per i più sporadici motivi – da quelli militari a quelli religiosi – ma sempre con l’obiettivo di affermare l’individualità del proprio status sociale. Personalizzazioni ai capi d’abbigliamento, ai gioielli ed alle abitazioni si possono datare già dal periodo Egizio, quando i copricapi funerari rappresentavano la più alta forma di rispetto. Facciamo un salto direttamente al diciannovesimo e ventesimo secolo quando la crescente accessibilità al viaggio dell’età dell’oro aveva spinto i viaggiatori a personalizzare i propri abiti ed i bauli da viaggio per una questione di forma ma anche di funzione. Dall’altra parte c’erano soldati e marinai che, alla ricerca di modi per distinguersi dal resto della truppa, avevano iniziato a personalizzare le proprie uniformi ma anche il proprio corso grazie alla democratizzazione del tatuaggio. Qualche decennio più tardi il mondo dei motociclisti e da quello delle gang fondarono l’idea principale dietro la loro cultura sul concetto di customizzazione. Nonostante si tratti di esempi molto distanti tra loro, tutti hanno contribuito a consolidare il concetto di personalizzazione come strumento di espressione della propria individualità.

Oggi il custom made sta rivivendo un momento di gloria. È sufficiente fare un giro tra le diverse customization station che si trovano sempre più frequentemente nei diversi festival intorno al Mondo per capire che si tratta di un fenomeno che sta vivendo un momento di particolare popolarità. Tutti vogliono distinguersi e tutti lo vogliono fare a modo loro. Dalle più grandi catene retail fino ai piccoli independent stores nelle più disparate località del Globo, tutti sono alla ricerca di un modo per lasciare il proprio segno che vada al di là del semplice approccio DIY. Nel segmento del lusso grandi marchi come Louis Vuitton o Goyard sono tornati ad offrire il monogramma su larga scala per personalizzare valige ed accessori. Dall’altra parte dello spettro, realtà come Patagonia offrono la possibilità di personalizzare bottoni, combinazioni di cuciture e fili o anche toppe e riparazioni personalizzate. Sia che si tratti della nostalgica passione per alcuni oggetti appartenenti al passato, sia che si tratti semplicemente della necessità di dover aggiustare e sistemare una cosa, in entrambi i casi si tratta di una cosa positiva perché la personalizzazione rende l’individuo interessante. Tanto quanto i grandi brand vorrebbero globalizzare la loro presenza in ogni angolo del Mondo offrendo prodotti indifferenziati, così il consumatore reagisce chiedendo agli stessi marchi di creare nuovi modi per rendere i loro prodotti speciali, individuali e personalizzabili.

Negli ultimi due anni Lot, Stock and Barrel (LS&B) ha cambiato l’approccio retail del mondo vintage e della customizzazione. Di base a Los Angeles, LS&B – realtà con cui, per chiarezza, collaboro – è il perfetto esempio di un destination retail. Con un negozio a Downtown L.A. ed una nuova apertura a West Hollywood, LS&B offre una curata selezione di classici vintage, accessori unici ed un servizio di sartoria completamente a disposizione. Immaginate di trovare i trucker Type 1 di Levi’s, gli accessori Billykirk e rare ceramiche giapponesi all’interno dello stesso negozio. Nonostante l’offerta praticamente illimitata di prodotti vintage, la capacità di personalizzare praticamente ogni capo in-house è stato l’elemento che ha permesso ad LS&B di distinguersi all’interno di un panorama retail in continua evoluzione.

Il business del vintage è estremamente complesso. Raramente si trovano due prodotti identici, i fit sono sempre diversi e, da non sottovalutare, l’elemento prezzo è molto spesso inconsistente. Tuttavia la bellezza di un capo vintage è quello che lo rende affascinante. La storia, come è stato indossato, il modo in cui risulta consumato ed il carattere unico che permea ogni pezzo sono gli elementi che lo rendono interessante. Far sistemare un capo d’abbigliamento da un sarto è una soluzione abbastanza comune, specialmente quando si tratta di prodotti vintage. Tuttavia portarsi in casa questo tipo di servizio non è altrettanto comune ed è quello che distingue LS&B da altri negozi del panorama vintage. E come se un servizio di personalizzazione in-house non fosse sufficiente, una postazione dedicata al ricamo chain stitch aggiunge ancora più spessore all’esperienza di personalizzazione offerta dal negozio.

Diverse macchine da cucire chain stitch degli anni ’40 e ’50 permettono di realizzare praticamente qualsiasi tipo di ricamo su qualsiasi tipo di capo. Aggiungere questo tipo di servizio a quelli di refit e aggiustamento del capo è qualcosa che diverse altre realtà hanno provato a fare ma senza un vero e proprio successo. Offrendo questo tipo di servizi 24/7 con personale in house da al cliente la totale flessibilità di acquistare un capo e di diventare parte attiva nel processo di design del capo stesso. Inoltre questo tipo di servizio non solo offre illimitate possibilità al cliente finale ma cambia il modo in cui viene percepito il mondo del vintage: non più ricettacoli di vestiti puzzolenti quanto piuttosto degli spazi dove trovare delle gemme rare da poter personalizzare per farle diventare proprio tesoro personale.

Lot, Stock and Barrel si trova al 801 1/2 di Traction Avenue ed al 8363 della W. 3rd Street. A Los Angeles, CA.

Jamie Apostolou è Co-Owner e Partner di Lot, Stock and Barrel. È inoltre partner di Pop Up Flea, un popolare format di eventi dedicati al menswear e scrive per The Standard Edition.
Jamie vive tra New York e Los Angeles.