La celebrazione di un’icona progettuale: l’ETR 300

Di Domenico Di Maio

Week 42
TRAINS

C’è stato un tempo in cui potevamo vantare treni di lusso, al passo con l’innovazione tecnologica, in grado di soddisfare qualsiasi tipo di gusto o esigenza.
L’ETR 300 fu una rivoluzione e il rilancio dell’immagine dell’Italia nel mondo; fu il prodotto del boom economico, un periodo fortunato in ogni campo e fu soprattutto la dimostrazione della capacità costruttiva e progettuale Italiana.
Forse, è il motivo principale per il quale è anche comunemente conosciuto come Settebello: una carta, nella cultura napoletana e nella cartomanzia, che rappresenta il punto più alto del benessere e l’apice del successo amoroso e lavorativo; un’altra motivazione potrebbe essere ricondotta all’omaggio delle ferrovie alla città che chiude la tratta più lunga d’Italia: la Milano-Napoli. In ogni caso era nell’aria la percezione che si trattasse di qualcosa di realmente importante per il Bel Paese.
Prodotto in soli tre esemplari negli anni ’50, il treno possedeva una livrea delicata e incredibilmente avveniristica, con un muso che richiamava le sembianze di un jet. Era specchio di quello che all’epoca rappresentava lo stile italiano: forma e funzione mescolati in maniera esemplare: un modo di progettare che ha fatto scuola.

Per la prima volta, la creazione di un convoglio che assolve il compito dei treni di lusso che corrono sulle interminabili rotaie americane, con il compito di intrattenere ed esplorare.
Gli interni – disegnati da Gio Ponti e Giulio Minoletti – rappresentavano luogo di sporadici eventi all’insegna del lusso, come sfilate di moda di importanti sartorie italiane, o si trasformavano in set di film dell’epoca. L’eleganza delle cabine fu raccontata in ogni punto del globo e il settebello divenne, in poco tempo, il mezzo di locomozione più chiacchierato dell’epoca.
Passa il tempo e dobbiamo affacciarci agli inizi degli anni novanta per vedere l’ETR rallentare e cedere il passo a mezzi più performanti; la legge della vita: nascita – notorietà – decadenza, applicata in tempismo perfetto.
Il Settebello venne dismesso nel 1992, e due dei tre esemplari vennero demoliti dopo una laboriosa messa in sicurezza per lo smaltimento dei materiali.
Uno è stato conservato, ma non riaccenderemo una discussione più volte innescata dalla scellerata riqualificazione delle carrozze tramite l’assemblaggio di pezzi provenienti da altri mezzi, rimuovendo gli interni originali.
Quello che conta, alla fine, è che dopo quasi 65 anni troviamo ancora il modo di parlare di una storia italiana che coinvolge fortuna, lusso e passione. Probabilmente una delle più belle storie del nostro paese.