Gli UFFICI nelle vostre serie TV preferite

Di Domenico Di Maio
Illustrazioni a cura di Diego Soprana

Week 38
Office

Tornando a molti secoli fa, secondo i dizionari, l’ufficio rappresentava una carica, una funzione più che un luogo: una delle prime manifestazioni di burocrazia, a volte complessa, alla base di tutte le società moderne. Come spesso accade la connotazione cambia con il trascorrere del tempo, l’ufficio diviene il luogo in cui esercitare tutte le attività professionali al di fuori delle mura domestiche, fino a diventare il posto nel quale, nella maggior parte dei casi, trascorriamo buona parte della giornata chiusi all’interno di spazi dall’aspetto asettico, maleodorante e spesso nemmeno tanto ospitale.
Fortunatamente, l’ufficio può anche assumere sembianze gradevoli, essere un luogo di culto, soprattutto se si pratica la professione della vita ed è in grado di riflettere la personalità di chi lo vive.
Ci piace pensare che la psiche del professionista possa influenzare l’ambiente che lo circonda o viceversa. Volevamo dimostrarlo e, per lo scopo, abbiamo preso in considerazione 5 uffici che compaiono nelle serie televisive più influenti degli ultimi anni, celebrando gli uffici dei pubblicitari più celebri dei palinsesti televisivi o dell’avvocato più sgangherato di Albuquerque.

 

A chi non verrebbe voglia di avere un ufficio all’interno della Sterling Cooper Draper Pryce?
Gli uomini che vivono l’agenzia sono apparentemente forti, affascinanti, ben vestiti ma soprattutto professionalmente realizzati.
Uomini normali, che devono avere a che fare con le debolezze più comuni: donne, alcool e sigarette.
Vivono l’ufficio in maniera impetuosa, tanto da non farsi mancare un comodo sofa per riposare qualche minuto e il carrello per gli alcolici, un rito, una dedica periodica all’alcolico preferito: una manna durante le sconvenevoli crisi di creatività.
La Sterling Cooper è una giungla, il vento della competizione spira forte in ogni direzione e il maschilismo, del tutto naturale in quegli anni, si avverte in ogni dialogo. L’ufficio diviene la linea di demarcazione chiara e invalicabile che separa la vita privata del professionista con quella lavorativa. In ambo le zone può succedere di tutto, ma la regola che non va infranta è una sola: fare in modo che non ci sia mai un punto di incontro.

 

La storia di Fox Mulder è probabilmente una delle più celebri nell’ambito delle Serie TV, e, con molta probabilità è anche tra le più accurate e particolari. Nel suo passato, Mulder è vittima di accadimenti che hanno seriamente compromesso il suo modo di vedere e di vivere il mondo. Immaginando di mettere piede all’interno del suo ufficio, ci si rende conto della dimensione introspettiva nella quale l’agente vive: materiale di ogni tipo che, ovviamente, tratta di argomenti che vanno oltre la comprensione umana, rapporti prelevati dai dipartimenti di polizia e dai database delle comunità di ufologi da tutto il mondo, fotografie di avvistamenti attaccati ad una bacheca di sughero e il celebre poster che reca lo slogan “i want to believe”.
Fox Mulder è una sorta di topo da biblioteca, un accumulatore impulsivo e il suo ufficio è l’unico ambiente che riesce ad alleviare il peso delle stranezze che lo hanno segnato.

 

Le apparenze ingannano.
E’ la prima cosa che viene da pensare seguendo gli sviluppi di Breaking Bad, ma soprattutto del personaggio di Saul Goodman interpretato dal talentuoso Bob Odenkirk.
Saul si presenta nelle vesti di colui che non rappresenta un avvocato competente: un ufficio all’interno di un centro commerciale, una campagna pubblicitaria low-budget sulle pagine gialle della città e un payoff – “Better Call Saul!” – poco accattivante. Nonostante tutto, Saul è un avvocato competente, giudicato negativamente da tutti – colleghi e ufficiali di polizia -, ma con un’ottima predisposizione a risolvere con ogni mezzo e a tutti i costi i problemi dei suoi clienti, usufruendo, nella maggior parte dei casi, dei suoi profondi legami con la malavita – cosa che, tra l’altro, lo condurrà, nel clou della serie, ad essere estremamente paranoico.
L’ufficio in cui opera professionalmente si presenta proprio come lui: forzatamente appariscente con tanto di targa rilasciata dall’università telematica delle Samoa Americane per i suoi studi in scienze politiche, anch’essa un’illusione, come tutto quello che circonda la vita del personaggio.”

 

Twin Peaks è una cittadina di montagna, tranquilla, piccola e pacifica nello stato di Washington. Apparentemente non c’è stato niente degno di nota in passato, prima che il celeberrimo ritrovamento del cadavere di Laura Palmer avvenisse.
Lo sceriffo Harry S. Truman è una persona tranquilla, riflessiva ma soprattutto generosa, come lo è Twin Peaks e come lo è l’ufficio dello sceriffo: un luogo non abituato ad ospitare le stranezze rappresentate nella serie televisiva.
Non c’è mai stato bisogno di molto spazio e nemmeno di molto personale: lo dimostra il freddo disinteresse della receptionist Lucy Moran, nei confronti dell’ambiente che la circonda, evidentemente abituata a ricevere telefonate di poco conto. Disinteresse che sembra assopirsi con l’arrivo in centrale dell’agente dell’FBI Dale Cooper, il primo personaggio che innesca una serie di stravolgimenti all’interno dell’ufficio – sino ad allora routinario e pacifico – intaccandone la quiete e segnando radicalmente la vita dello sceriffo Truman.