A mani nude

Di Enrico Grigoletti

Week 12
URBAN EXPLORATION

Per chi ha visto Knuckles – il documentario – la storia delle famiglie Joyces, Nevins e Quinns è abbastanza nota. In 12 anni il documentarista Ian Palmer ha seguito le vicende di alcune famiglie di gipsies del nord dell’Irlanda e del loro modo di regolare i conti: incontri di lotta clandestina in mezzo alle campagne irlandesi. Ovviamente a mani nude. Dal documentario emergono personaggi al limite del grottesco come Big Joe Joyce, eroi incontrastati come James Quinn McDonagh ed anti eroi come Michael Quinn McDonagh il cui unico scopo nella vita è quello di fare il culo ai membri della famiglia Joyce. Ancora più grottesco è il modo in cui le diverse famiglie decidono di sfidarsi: attraverso un videomessaggio registrato su VHS.

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Big Joe Joyce

Ma l’Irlanda non è l’unico Paese dove i bare knuckles fights sembrano radicati all’interno della cultura popolare. E questo Guy Ritchie lo sa molto bene. Zinghi, gipsies, travellers…chiamateli come volete ma sono loro i responsabili della diffusione di questa pratica. Nonostante il legame con l’antica e nobile arte del pugilato, le zuffe che coinvolgono le diverse famiglie nomadi hanno ben poco di elegante ma sono radicate all’interno di faide che si tramandano di generazione in generazione per motivi molto spesso dimenticati. Ah, e poi ovviamente per i soldi.

All’interno di questo panorama molto spesso il tessuto urbano gioca un ruolo non secondario. Non a caso molti degli scenari che fanno da sfondo agli incontri illegali sono nella più profonda provincia del Regno Unito. Non a caso i diversi tentativi di riportare gli incontri all’interno di circuiti mainstream sono sempre, regolarmente falliti. Esistono casi come quello eclatante di Kimbo Slice o di Dada 5000 che sono riusciti ad emergere anche all’interno di mondi più strutturati come il carrozzone dell’MMA ma si tratta comunque di casi isolati. E comunque Dada 5000 continua ad organizzare backyard fights a Perrine in Florida. Quando Dada viene interrogato sulla presunta legalità di questi incontri il suo punto sembra abbastanza chiaro: i backyard fights sono illegali ma vengono comunque tollerati dalle forze dell’ordine che molto spesso presenziano esclusivamente per controllare che non succedano casini tra gli spettatori. Insomma, all’interno di quel fazzoletto di terra dietro casa di Dada vigono altre regole che vengono tutto sommato rispettate.
Ciò nonostante gli incontri illegali proliferano e c’è chi è convinto che possa diventare una pratica in grado di riempire gli stadi come gli incontri dell’UFC. Danny Provenzano, 51 anni ed ex mafioso, lo rivendica come uno sport per i puristi della boxe specificando che non avendo i guantoni i contendenti tendono a misurare meglio i pugni e che, in media, si verificano molti più traumi superficiali (tagli o abrasioni) ma molti meno traumi che impattino sul lungo periodo.
Non importa che si tratti di campagne irlandesi, garage o backyard americani, le botte a mani nude rimarranno confinate all’interno di circoli ristretti a cui si può accedere solo attraverso conoscenze dirette o passaparola. Oppure nelle cerchie delle famiglie che per generazioni si sono odiate e si sono sfidate per imporre la propria supremazia.
Molto più difficilmente riusciranno ad uscire dai contesti urbani per finire all’interno di un’arena.