Una Piramide Egizia a MILANO

Di Enrico Grigoletti
Foto di Alberto Sinigaglia

Week 39
MILANO

Era il 10 Novembre 1952 quando alle 21 va in onda sul Primo Programma la prima forma sperimentale di quello che diventerà poi il telegiornale degli Italiani. La regata di Venezia ed i funerali di Stalin sono le prime notizie ad essere diffuse a livello nazionale dagli studi RAI di Milano. Milano, non Roma.
Contrariamente a quello che si possa pensare, sono stati gli studi RAI di Corso Sempione a fare da ponte per anni tra l’Italia del dopoguerra ed il resto del Mondo, trasmettendo i primi TG e producendo varietà e piccole produzioni televisive destinate a cementarsi nella cultura popolare di allora.
Oggi il numero 27 di Corso Sempione rappresenta esattamente questo: un mausoleo dedicato alla cultura popolare, un brutale elemento architettonico che per molti milanesi raffigura un momento storico. La torre di trasmissione – che timidamente spunta dal nuovo skyline della città – ce la mette tutta per ricordare ai milanesi un passato di prestigio, di cui poter vantarsi ed andare fieri. Purtroppo ci hanno pensato rivoluzioni politiche come Mani Pulite a far dimenticare il valore di quel numero civico, svuotandolo di più del doppio dei dipendenti – da 1.800 ai 700 di oggi – e spostando l’asse dalla città lombarda a Roma.
Tra gli anni ’50 e ’60 sotto la guida di Romanò a Milano veniva realizzato l’80% di tutte le produzioni RAI” ci racconta Alfredo Costa, 38 anni in RAI come tecnico e poi successivamente direttore di produzione. “Poi tutto iniziò a spostarsi a Roma con scuse tante volte assurde. Come quando chiusero lo Studio 3 dicendo che fosse a pericolo di crollo quando era solamente qualche calcinaccio caduto”.
Lasciando ad altri le dissertazioni su quanto Mamma RAI rappresenti un crocevia di poteri politici e religiosi, gli studi di Milano esercitano tutt’ora un fascino culturale di tutto rispetto, dalle scale interne progettate da Giò Ponti, alla cappella del secondo piano dove, fino a qualche anno fa, un cappellano processava regolarmente le funzioni. Tutti i santi giorni.
Per molti aspetti gli Studi di Corso Sempione si comportano come quelle sciure milanesi che memori di un passato glorioso, si ostinano a voler sembrare giovani. Allo stesso modo, nonostante quasi tutti gli studi siano stati digitalizzati integrando tecnologie moderne, gli stessi vivono all’interno di un contesto nostalgico, a tratti decadente, memori di quello che è stato un passato glorioso. Una situazione che sembra riflettersi anche sul palinsesto dove programmi consolidati si alternano a nuove trasmissioni oppure a format di ricerca di contenuti. Abbiamo chiesto a Carlo Pastore, conduttore di Babylon, di spendere due parole sugli studi di Milano:

La Rai spesso assomiglia ad una Piramide Egizia in cui, se hai voglia di cercare bene, puoi avere la fortuna di trovare qualcuno che raveggia al fianco della salma del faraone (si dà il caso che quelli siamo noi di Babylon). La prima volta che ho messo piede negli studi di Corso Sempione a Milano, abituato a strutture più smart e piccole, sono rimasto impressionato dalla grandezza e dalla complessità della struttura, che spesso mi è spesso sembrata totalmente folle, una sorta di specchio metaforico del paese Italia e delle sue istituzioni. Lavorandoci praticamente quotidianamente ho iniziato a sentire addosso il peso del servizio pubblico e quanto fossi fortunato a poterlo rappresentare. La RAI di Milano è un centro produzione fatto di tecnici pazzeschi e esseri umani eccezionali (e anche qualche stronzo, com’è logico che sia). Ho imparato tantissimo dalle persone molto più adulte di me, che hanno lavorato praticamente con chiunque nel mondo dei media, dell’intrattenimento e della cultura. Ho il pregio di utilizzare studi pensati e realizzati quando l’Italia era leader nel mondo per ricerca e sperimentazione tecnico/acustica, e si dà il caso che il centro di produzione di Milano fosse il punto nevralgico di tutto ciò. Purtroppo negli ultimi vent’anni la Rai ha perso questo spirito innovativo, e non mancano i problemi da risolvere. Più che fare la morale o lanciare invettive strumentali (non nel senso musicale, ma politico), la prima maniera di risolvere i problemi è fare bene il proprio mestiere. Per le Piramidi, per il Faraone, per il rave e soprattutto per chi ascolta e balla.

Una Piramide Egizia che ha tutte le carte in tavola per poter diventare un museo sulla cultura della comunicazione moderna, basti pensare che si tratta dell’edificio pubblico più visitato di Milano durante la giornata del FAI. In effetti si tratta di spazi che raccontano ed offrono uno spaccato della storia, non solo della comunicazione, ma anche della politica e della società italiana e, se si considera il soft power che la televisione ha avuto sul sociale tra gli anni ’50 e fine ’90, si capisce il motivo dei molteplici interessi politici e di potere che hanno gravitato intorno al civico 27 di Corso Sempione e che lo stesso edificio ha contribuito ad immortalare in una sorta di istantanea. Ovviamente analogica.

Carlo Pastore è il conduttore di Babylon, un programma di Bellamusica® in onda il Sabato e la Domenica alle 21:00 su Radio 2 Rai.