Un respiro profondo esplorando Tomba Brion

Di Federica Marziale
Foto di Claudia Zalla

Week 43
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Siamo dinanzi a un complesso architettonico dal grande valore simbolico, in cui la geometria non è solo materia strutturale e di sostegno, ma è sapientemente studiata per diventare mezzo di espressione delle più profonde emozioni. Un complesso funebre solenne, rigoroso, severo e virtuoso in cui ad ogni scelta architettonica corrisponde uno stato d’animo e una delicata poesia, da qui un’architettura in cemento armato progettata con una prepotente finalità grafico-decorativa capace di ammorbidire i tratti rigidi delle superfici cementose e mostrarne la poesia nascosta nei dettagli, ma soprattutto un sito mistico in cui ogni cosa è spiritualmente pensata per le anime dei defunti, consacrando gli edifici a un’architettura che va oltre, interagendo anche con quello che c’è ma non si vede.

L’esercizio magistrale di Carlo Scarpa, incaricato da Onorina Brion Tomasi nel 1969 ad onorare la memoria dell’amato Giuseppe Brion, è stato riuscire a progettare un’atmosfera, prima ancora di un complesso architettonico: progettare la pace, il silenzio, il raccoglimento, la solitudine e certamente l’amore. Disegnare geometrie allusive, sospese, incomplete o ridondanti che assecondino l’etereo. E’ così che alla pesantezza del nudo cemento armato fanno contrasto aperture di luce, spiragli di cielo e specchi d’acqua che con grande poesia alleggeriscono l’atmosfera grigia, facendo danzare le emozioni e le speranze più profonde.

L’architettura incredibile nelle sue geometrie progettate, nella ricchezza di dettaglio, nello studio dei percorsi pensati per rallentare il passo e accogliere soste, nell’attenzione per il significato di ogni simbolo, nonchè nello studio paesaggistico di posizionamento rispetto al Monte Grappa e ai colli Asolani, si suddivide in cinque strutture: i Propilei, l’Arcosolio, l’Edicola, la Cappella e il Padiglione della meditazione, punti fermi di un percorso da compiere per il raggiungimento di un’esperienza che sia appagante e che rassereni l’animo. Per visitarli sono previsti un percorso basso, che si fa spazio al di sotto del livello del prato, più intimo e riflessivo, e un percorso alto che prevede, invece, l’attraversamento dei campi assolati e la celebrazione in aperta manifestazione.

Progettare i sarcofagi dei coniugi Giuseppe Brion e Onorina Brion Tomasi, inclinati l’uno verso l’altro nell’atto di incontrarsi, sfidando una pesantezza austera, significa conoscere l’anelito dell’amore e riuscire a manifestarlo attraverso la forma architettonica, anche quella più complessa. Progettare gradini sonori, che siano di preludio all’animo dei defunti di possibili visitatori, significa credere in quello che non vediamo, ma che è intorno a noi. Trasformare una porta d’ingresso in una porta d’uscita, scegliendo il simbolo della Omega significa aver riflettuto a lungo sul trapasso e nutrire un rispetto profondo per ciò che non si conosce. Allo stesso modo progettare la fenditura continua sulla linea di colmo dell’Edicola, che ricorda l’usanza di togliere qualche tegola dal tetto cosicché l’anima del defunto potesse salire in cielo; esaltare il meraviglioso disegno geometrico di due anelli che si incontrano e si incastrano l’uno nell’altro, ecco tutti questi dettagli dimostrano la grandezza di un’architettura narrativa, che racconta e accompagna nel suo essere percorsa, che non celebra se stessa, ma l’atmosfera da respirare, vivere e meditare. Un’atmosfera magica, una mistica tranquillità in cui forze opponenti sembrano trovare l’equilibrio perfetto per evocare un’esistenza magnifica e un trapasso ancor più superlativo.

L’opprimente cemento armato è alleggerito da giochi di volumi pieni e vuoti e dall’utilizzo di diversi materiali, dall’acqua, all’ebano, dal bronzo al legno di pero, dalle piastrelle a scacchi ai rivestimenti colorati, è trattato come fosse di una sublime leggerezza: si incastra, si interrompe, si sovrappone a creare strutture complesse, ma significanti: cupole piramidali, padiglioni sospesi su vasche d’acqua, archi aperti, gradini sommersi, porte e aperture di luce, finestre da altezze senza fine che si stagliano verso il cielo.

La magistrale Tomba Brion è un respiro profondo, così profondo da arrivare a raggiungere lo spirito e l’invisibile.

Claudia Zalla è una fotografa di base a Milano in bilico tra il mondo della moda e del design e con diverse collaborazioni alle spalle che spaziano dall’editoria ai brand.
La sua personale ricerca fotografica si concentra sul paesaggio urbano e sull’interazione tra luoghi e persone.