MUSICVISION PHOENIX

musicphoenix

Qualche anno fa Nick Hornby raccontò le 31 canzoni che avevano cambiato la sua vita.
Ora, in tempo di crisi, i Phoenix si accontentano di 20+1.

Anti-tecnica, melodie di archi, tom al posto di snare o cori di montagna commentati dalla band francese davanti al giradischi in movimento di Guillaume Delaperriere.

La playlist:
01 – Blue monday people / Curtis Mayfield
02 – Can’t let go / Evie Sands
03 – Sell your love / Iggy pop & James Williamson
04 – Flash forward / Serge Gainsbourg
05 – I’m glad you’re mine / Al Green
06 – Don’t turn the light on, leave me alone / CAN
07 – Mesopotamia / The B-52’s
08 – Ruby don’t take your love to town / Kenny Rogers
09 – Slow night, slow long / Kings of Leon
10 – Leur plaisir sans moi / Jane Birkin
11 – In and out of the shadows / Dion
12 – Victory garden / The Red Krayola
13 – Escape from New-York main title / John Carpenter
14 – We almost lost Detroit / Gil Scott Heron & Brian Jackson
15 – Darlin’ / The Beach Boys
16 – Peace like a river / Paul Simon
17 – A song for you / Gram Parsons
18 – The fairest of the seasons / Nico
19 – Who was that masked man / Van Morrison
20 – La smortina / Coro della SAT
+
21 – City lights / Phoenix

Voi di quale canzone parlereste? Uhm, io facendo un esempio a caso:

Guillame – posso chiamarti Guido? – Guido, in realtà non ho mai posseduto il vinile di questo pezzo, ma l’avevo registrato su una cassetta Basf da un programma radio ed una volta lo feci ascoltare ad un mio amico nella sua macchina, lodando il groove funk di basso e chitarra che in quel periodo andava ad infrangersi contro le armonie gentili di Nick Beat – Technodisco, TP Heckmann remix.
Quella volta stavamo percorrendo una strada secondaria dispersa nelle campagne ed ad certo punto vedemmo al margine della carreggiata una ragazza che faceva l’autostop verso la nostra stessa direzione. Un po’ titubanti, ci fermammo e lei ci chiese timidamente se potevamo darle un passaggio fino a casa. La facemmo salire senza problemi e lei diede mio amico una serie di indicazioni tra decine di stradine, rotonde e ponticelli, fino a che dopo averci ringraziato sorridente chiese di lasciarla davanti ad un cancello arruginito, oltre il quale la vedemmo allontanarsi verso un casolare che non avevamo mai notato prima…
Qualche ora dopo, quando eravamo già ritornati in città, andai a riprendere il cappellino che avevo lasciato nel sedile posteriore e notai che la ragazza aveva dimenticato lì la sua giacca.
Era già notte e cominciava a piovere, ma decidemmo comunque di ritornare dove l’avevamo riaccompagnata. Dopo aver ripercorso le stradine nel quasi buio completo, giungemmo a destinazione: suonammo il campanello, e l’apertura del cancello scattò quasi all’istante.
Con una leggera incertezza, mentre il nostro ombrello cominciava a piegarsi per l’acqua, camminammo verso il casolare affiancati dalla luce flebile di alcune vecchie lampade. La porta del casolare si aprì lentamente, ed apparve nell’oscurità il volto di una signora anziana.
“Signora, salve…” disse il mio amico. Lei sbatteva le palbebre con un movimento lento, che accentuava la rigidità del suo volto scavato.
“Le abbiamo riportato la giacca di…di sua figlia?” La signora spalancò gli occhi, indietreggiando. “Mi-mia figlia…Ma…ma…ma…”
“Scusi signora, forse ci siamo sbagliati…” La vecchia continuava a scuotere la testa. “Ma…ma…” Trascinai il mio amico per ritornare indietro “Ma…Ma…” Il pendolo di casa suonò tre rintocchi “Ma…ma…” Un lupo ululò “Ma…ma…” Un ombra comparve per un secondo dalla finestra della cucina “Ma…ma…Ma vieeeeeeeeeeeni! Acciderbolina, me l’ha detto poco fa! L’avete riaccompagnata voi? Graziegrazie! Meno male, era un mio regalo e l’avevo pagata ben 100 mila lire (era in offerta di quel negozio che ha chiuso, ma per fortuna il figlio, che era a scuola con mio nipote, ha riaperto da un’altra parte e sai, secondo me con la commessa – ci siamo capiti) che fortuna averla ritrovata, graziegrazie, graziegrazie!” “Di niente, signora.” “Arriverci ragazzi!” “Arrivederci.” “Ciao!” “Cià.”

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